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VITA OPERATIVA DEGLI INCROCIATORI LEGGERI Classe “CONDOTTIERI”
Gruppo “RAIMONDO MOTECUCCOLI”
Edizioni dell’Ateneo S.p.A. – Roma
n. 4 - 1982
Attività nel periodo precedente la guerra
Impostato presso il Cantiere Ansaldo di Genova-Sestri il 1° ottobre
1931 e varato il 2 agosto 1934, il Raimondo Motecuccoli nella primavera
del 1935 eseguì le prove in mare; venne consegnato alla Regia Marina
il 30 giugno.
Minor tempo si impiegò nella costruzione del Muzio Attendolo
sullo scalo dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Trieste: impostato il
10 aprile del 1933 e varato il 9 settembre dell’anno successivo entrò
in squadra il 7 agosto 1935.
Entrambe le unità vennero dislocate a La Spezia e perfezionarono
l’allestimento e l’addestramento degli equipaggi; sull’Attendolo in particolare
si imbarcarono in Arsenale i pezzi dell’armamento secondario ed antiaereo.
Insieme al duca d’Aosta costituirono la 7^ Divisione Incrociatori (Ammiraglio
di Divisione Salza) inquadrata nella 2^ Squadra navale.
In quel periodo, e sin dal 1928, le Forze Navali vivevano divise in
due Squadre dislocate la 1^ a Taranto e la 2^ a La Spezia con zona di competenza
sui rispettivi versanti della penisola; soltanto nelle grandi manovre annuali
a partiti contrapposti le “due Marine” si incontravano. Nel settembre 1935
però, in vista dell’imminente guerra d’Etiopia si era istituito
un designato “Comando in Capo delle Forze Navali Riunite” da imbarcare
sull’Incrociatore pesante Pola, che emise norme per il combattimento uniformanti
i criteri tattici ed evolutivi delle due Squadre rimaste però sulla
carta e mai sperimentate. Accadde quindi che la prima riunione si ebbe
a guerra iniziata il 9 luglio 1940 nel combattimento di Punta Stilo.
Una prima navigazione portò il Montecuccoli, insieme al duca
d’Aosta, ad Augusta e poi a Taranto; era la fine dell’agosto 1935 e le
due unità rientrarono dopo una settimana.
Successivamente il 12 ottobre scorarono una Divisione navale francese
che trasportava in Marocco la salma del Maresciallo Lyautey; con mare decisamente
mosso e brillante manovra incontrarono di prora le unità francesi
al largo di Tolone e defilando controbordo sulla sinistra a 30 nodi accostarono
ad un tempo assumendo posizione di scorta laterale, il Montecuccoli sulla
sinistra e l’Aosta sulla dritta. Lasciarono la formazione in vista delle
Baleari ed a causa del mare ingrossatosi ancora di più persero il
contatto; dopo due giorni di navigazione nel mezzo di una violenta tempesta
si riunirono a levante della Corsica.
Il 15 settembre del 1936 il Montecuccoli, unitamente alle unità
della divisione ormai al completo, Eugenio di Savoia, Duca d’Aosta ed Attendolo
e la Squadriglia CT “Maestrale” raggiunse Porto Ferraio dove il Capo di
Governo salì a bordo dell’ammiraglia Eugenio; seguirono un trasferimento
a Napoli ed un’esercitazione tattica sulla rotta di rientro a La Spezia.
Il 26 ottobre la divisione raggiunse Napoli, dopo una sosta a Gaeta,
per partecipare alla rivista navale in onore dell’Ammiraglio Horthy reggente
d’Ungheria.
Scoppiata intanto nel 1936 la guerra civile spagnola e deciso l’intervento
italiano in favore dei nazionalisti, non tanto per motivi ideologici quanto
per contrastare una rivoluzione che avrebbe reso possibile una strettissima
collaborazione franco-spagnola, le unità da guerra italiane furono
impiegate in crociere protettive del traffico e per evaquazione di connazionali
e profughi.
In seguito poi all’azione del Comitato Internazionale di non intervento,
a nazioni ufficialmente neutrali come Italia e Germania, venne affidato
un compito di sorveglianza per la limitazione del traffico di materiali
bellici diretti alle due parti; conseguentemente le nostre navi poterono
agire protette da una veste di legalità nella direzione delineata
dal Governo che nel novembre 1936 aveva firmato un protocollo segreto di
appoggio militare e diplomatico alla causa nazionalista.
L’Attendolo nel luglio 1936 trasportò profughi da Malaga e Barcellona
a La Spezia, eseguendo poi diverse crociere di scorta indiretta a convogli
del corpo di spedizione nazionale; il Montecuccoli partecipò ad
una sola crociera di protezione nel febbraio 1937.
Nel marzo dello stesso anno le unità della 7^ Divisione furono
a Tripoli, dal 14 al 21, unitamente alle due Squadre in occasione di una
visita del Capo del Governo alla Colonia.
Nel maggio si svolse a Napoli una seconda rivista navale in onore del
Maresciallo del Reich von Blomberg; il Montecuccoli rimase a disposizione
del Sottosegretario e Capo di Stato maggiore della Marina Ammiraglio Cavagnari
per un giro di ispezione in Sicilia con soste a Messina, Augusta, Siracusa,
Pantelleria e Trapani. Durante la navigazione come d’abitudine il comandante
C.V. Da Zara ogni volta che si incontrava un piroscafo mandava l’equipaggio
a posto di combattimento svolgendo un’esercitazione cinematica sul bersaglio.
Il 27 agosto 1937 tutte le unità delle due Squadre presenziarono
a Genova al varo della prima delle nuove navi da battaglia, il Littorio.
Per il Montecuccoli alla fine del mese arrivò l’ordine di muovere
immediatamente per l’Estremo oriente allo scopo di rafforzare la nostra
stazione navale in Cina in un periodo in cui intorno giapponesi e cinesi
si combattevano con pericolo per le Concessioni internazionali; la direttiva
per il C.V. Da Zara era di nippofilia ad oltranza.
Con la partenza da Napoli il 30 agosto, si iniziò una navigazione
di 17 giorni che portò la nave nelle acque del Woosung dopo aver
attraversato il Mar Rosso durante una violenta tempesta di sabbia e soste
a Porto Said, Aden, Colombo e Singapore.
L’unità aggiunse al titolo di “miglior tiratore” della Regia
Marina conquistato nelle ultime esercitazioni, quello di “più valido
camminatore”.
La vita a Shanghai degli addetti e dei comandanti militari stranieri
si svolgeva nei grandi alberghi tra colazioni, bridge, corse di cavalli,
mentre tutt’intorno crepitavano le mitragliatrici, scoppiavano le bombe
e dalle terrazze illuminate per trattenimenti danzanti una folla in abito
da sera osservava di notte gli incendi ed i fuochi pirotecnici della contraerea.
Dipendevano dal C.V. Da Zara, Comandante superiore navale, le navi
Lepanto e Carlotto, Mille granatieri di Sardegna, il battaglione di stanza
a Tientsin, la guardia navale della Legazione di Pechino ed un piccolo
reparto ad Hankow. In Cina si combatteva ovunque, contro i giapponesi o
in improvvisi eccessi di xenofobia; era quindi necessario proteggere gli
italiani delle Dogane, delle Poste, le Missioni, i piroscafi battenti bandiera
nazionale, i Consolati e partecipare al tempo stesso alla difesa di tutti
i bianchi ed alla tutela dei loro interessi.
Nell’autunno, occupata Shanghai dai giapponesi, la guerra si spostò
oltre lasciando in città una certa calma di retrovia.
Il 16 dicembre il Montecuccoli mosse per Sydney per presenziare il
25 gennaio alla celebrazione del 150° anniversario della fondazione
dello Stato del New South Wales. In Australia era ancora vivo il ricordo
della visita dell’Incrociatore leggero Diaz (C.V. Jachino) nel 1934; ovunque
la colonia italiana si accalcò sulla banchina per salire a bordo,
provenendo dalle più lontane località dell’interno, approfittando
del sabato e della domenica che di proposito venivano inclusi nelle soste.
Da Sydney a Hobart, da Adelaide a Freemontle, da Brisbane a Melbourne,
seguirono quaranta giorni in cui tutti i connazionali fecero un pieno di
orgoglio e nostalgia.
Pervenne quindi l’ordine di rientrare a Shanghai via Batavia e Saigon,
rifornirsi e partire per Yokoama, Giappone, con sosta a Nagasaki, Beppu
e Kobe; ovunque si registrarono accoglienze trionfali e successioni ininterrotte
di visite, cerimonie e ricevimenti.
Il rientro in Cina avvenne con rotta nord per poi scendere per gli
stretti di Tsugaru e Tsushima; i primi di giugno videro il Montecuccoli
di nuovo a Shanghai. Nell’estate seguì una crociera in Mar Giallo
con sosta in porti cinesi e coreani.
Il 23 agosto si iniziarono i preparativi per il rimpatrio ma il 1°
settembre con le macchine ormai in moto un contrordine rinviò la
partenza in attesa di istruzioni; nel mentre il clima in città era
mutato per la crisi in Europa che si ripercuoteva in tutti gli ambienti
con nervosismo e perplessità nei rapporti sociali. Da Zara in assenza
di ordini, decise di salpare per il Giappone unitamente al Lepanto, lasciando
il Carlotto impossibilitato a muovere e dopo ave ricevuto garanzie dai
giapponesi per le truppe italiane; il 29 diresse per Yokoama. In arsenale
ottenne di poter far eseguire lavori di manutenzione, in special modo al
rivestimento degli assi portaelica, dopodiché ritornato a Shanghai
il 5 novembre mise la prora ad occidente. Singapore, Colombo, Massaua,
dove incontrò il Colleoni che andava a rilevarlo in Estremo Oriente,
Porto Said furono le tappe prima di Napoli ove giunse il 7 dicembre.
L’unità necessitava di ripristinare la piena efficienza e riprendere
il posto in Squadra; nelle 50 mila miglia percorse in sedici mesi l’uso
e la manutenzione delle apparecchiature erano stati comunque tali da non
dover ricorrere ad officine o cantieri; solo due volte ad Yokoama entrò
in bacino, quella già menzionata e per la pulitura della carena.
Nel mentre l’Attendolo aveva partecipato alle normali attività
addestrative e preso parte alla rivista navale svoltasi in onore del Cancelliere
tedesco il 5 maggio 1938. Il 5 giugno 1939 da Napoli uscì per incontrare
la formazione del convoglio che riportava in patria i legionari italiani
reduci dalla Spagna dove la guerra civile era terminata con la vittoria
dei nazionalisti.
Nel 1939 le esercitazioni vennero intensificate ed in conseguenza della
situazione internazionale nella seconda metà dell’anno si richiamarono
a bordo i complementi di guerra.
ATTIVITA’ DURANTE IL CONFLITTO SINO ALL’ARMISTIZIO
All’inizio della guerra, il 10 giugno 1940, Montecuccoli ed Attendolo
erano sempre inquadrati nella 7^ Divisione Incrociatori Leggeri con Eugenio
(Ammiraglio di Divisione Sansonetti), Aosta e la 13^ Squadra CT, Granatiere,
Fuciliere, Bersagliere ed Alpino; la Divisione apparteneva alla 2^ Squadra
(Ammiragli di Squadra Paladini) unitariamente alla 3^ Divisione Incrociatori
Pesanti (Trento – Ammiraglio di Divisione Cattaneo) ed alla 2^ Divisione
Incrociatori Leggeri (Bande Nere – Ammiraglio di Divisione Casardi). Nella
suddivisione organica delle Forze navali principali in quella data appartenevano
alla 1^ Squadra (Ammiraglio di Squadra Campioni) sulla Nave da Battaglia
giulio Cesare, la 5^ Divisione Navi da Battaglia (Conte di Cavour – Ammiraglio
di Divisione Bruno Brivonesi), la 9^ Divisione Navi da Battaglia (in addestramento,
Littorio – Ammiraglio di Divisione Bergamini), la 1^ Divisione Incrociatori
Pesanti (Zara – Ammiraglio di Divisione Matteucci), la 4^ Divisione Incrociatori
Leggeri (Da Barbiano – Ammiraglio di Divisione Marenco), l’8^ Incrociatori
Leggeri (Abruzzi – Ammiraglio di Divisione Legnani).
Montecuccoli ed Attendolo ebbero una vita operativa particolarmente
attiva e quasi sempre intrecciarono il loro destino con Eugenio ed Aosta.
10 GIUGNO 1940
Montecuccoli ed Attendolo si trovavano a Napoli con la Divisione. Con
le caldaie già accese, in assemblea i comandanti avevano commentato
la dichiarazione di guerra della nazione a Francia ed Inghilterra; presero
il mare alle 19,10 per riunirsi all’Ip Pola, ammiraglia della 2^ Squadra
proveniente da Messina e la 3^ Divisione, il mattino dell’11, spingendosi
sino a nord di Favignana, in appoggio ad esplorazioni notturne e posa di
mine eseguite da cacciatorpediniere della 10^ Sq “Maestrale” ed agli incrociatori
leggeri del Gruppo Da Barbiano 4^ Divisione, nell’intento di contrastare
eventuali forze anglo-francesi. La sera dell’11 rientrarono alla base.
LUGLIO-AGOSTO 1940
Movimenti navali legati al trasporto di truppe e materiali da Napoli
e Catania a Bengasi e ad un’analoga operazione inglese verso Malta, portarono
le Forze Navali italiane e quelle inglesi di Alessandria allo scontro del
9 conosciuto come “Battaglia di Punta Stilo”. La 7^ Divisione destinata
anche ad assumere eventualmente la salvaguardia del convoglio unitamente
alla scorta diretta in caso di presenza di forze nemiche, uscì da
Palermo nel pomeriggio del 7, alle dipendenze della 2^ Squadra. Alle 01,50
dell’8 diresse sul convoglio dirottato su Tripoli; alle 07,10 in seguito
al risultato negativo dell’esplorazione degli idro imbarcati, riprese la
rotta per Bengasi unitamente al convoglio. Nel pomeriggio alle 19,20 dal
Comandante Superiore in mare, Ammiraglio di Squadra Campioni (Nb Cesare)
giunse l’ordine di lasciarlo perché ormai in zona sicura, per iniziare
il rientro verso lo stretto di Messina, tenendosi sulla sinistra del grosso
della flotta.
Intanto alle 22,00 Campioni ricevette da Supermarina un messaggio in
cui si prevedeva la presenza della Mediterranean Fleet il pomeriggio del
9 a levante della Sicilia con intenzioni offensive e si prescriveva la
riunione delle Forze navali: alle 14,00, 65 miglia a S.E. di Punta Stilo.
Anche la 7^ Divisione nella prima mattina ebbe l’ordine di dirigere per
il punto di riunione ed alle 09,00 le disposizioni per le posizioni da
assumere una volta stabilito il contatto, in linea di fila sulla dritta
delle due colonne centrali su navi da battaglia ed incrociatori pesanti,
protette sulla destra dagli incrociatori leggeri della 4^ ed 8^ divisione.
Questa disposizione permetteva di avere in testa sui due lati incrociatori
leggeri, con compiti di esplorazione e di impegno di unità leggere
e siluranti nemiche.
Verso le 13,30 le unità della 7^ Divisione vennero rilevate
dalla Cesare per 210° e scambiate per Nb nemiche per l’angolo di visuale
sotto cui si presentavano e per la posizione nella direzione del sole;
alle 14,05 mentre erano in corso di riunione da S-S-O iniziò su
rotta 10° la marcia di avvicinamento al nemico.
Il primo avvistamento fu tra le 15,05 e le 15,08 della 7^ divisione
incrociatori inglese da parte della 4^ e 8^ italiane ed a quest’ultima
spettò di aprire il fuoco alle 15,20; l’azione balistica durò
per una decina di minuti con tiro ben diretto reciprocamente ma senza colpi
a bordo se si eccettuano delle schegge sull’incrociatore Neptune. L’interruzione
dell’azione fu dovuta, mentre la 7^ Divisione segnalava l’avvicinarsi del
grosso inglese, all’intervento delle nostre navi da battagli ed incrociatori
pesanti che intendevano impegnare il nemico senza indugi presupponendo
fosse ancora in condizione di inferiorità di navi maggiori e prima
che potesse tagliare la rotta per Taranto.
Alle 15,53 le Nb italiane aprirono il fuoco fino a quando l’Ammiraglio
Campioni dopo che un proietto da 381 aveva colpito il fumaiolo poppiero
della Cesare, decise alle 16,00 di rompere il contatto ordinando alle Squadriglie
di Ct di attaccare e stendere cortine di nebbia per il disimpegno delle
navi maggiori. Durante tutta l’azione le unità della 7^ Divisione
non poterono aprire il fuoco perché rimaste scadute; tirarono solo
con i pezzi antiaerei contro ricognitori nemici, alle 11,11 il Montecuccoli
ed alle 13,44 l’Attendolo. Passato lo stretto di Messina invece di rientrare
a Palermo venne loro ordinato di dirigere per Napoli ove giunsero tra le
08,25 e le 09,00 del 10.
Alle 21,00 del 13 Montecuccoli ed Attendolo, con la Divisione si trasferirono
a Palermo ove rimasero ferme in porto, il 29 il secondo il 30 il primo
tornarono a Napoli dopo una sosta ad Augusta, percorrendo il basso Tirreno
come scorta indiretta di un convoglio per la Libia.
Fermi sino al 14 agosto, furono a Palermo il 16 ed a Brindisi il 29.
SETTEMBRE 1940
Supermarina era venuta a conoscenza nella giornata del 30 agosto di
una complessa operazione inglese, la "Hats": il trasferimento da Gibilterra
ad Alessandria di unità destinate a rinforzare notevolmente la Mediteranean
Fleet, contemporaneamente all'invio da Alessandria a malta di un convoglio
di rifornimenti pesantemente scortato.
Dispose quindi l'uscita in mare di tutte le forze disponibili comprese
le unità della 7^ Divisione partite da Brindisi intorno alle 03,00
del 1 settembre con l'ordine di riunirsi al grosso verso mezzogiorno.
Quel mattino però il vento di intensità sempre crescente
si trasformò in violenta burrasca che costrinse le navi ad uscire
di formazione ed a rientrare alle basi nella mattina del giorno successivo.
Alla fine del mese gli incrociatori Liverpool e Gloucester con forte
scorta avevano imbarcato 2.000 soldati per rinforzare la guarnigione di
Malta; il mattino del 29 la presenza in mare delle unità avversarie
venne segnalata a Supermarina che dispose l'uscita unitamente alle Navi
da Battaglia dell'8^ Divisione e soltanto del Montecuccoli e dell'Attendolo
della 7^. La presenta però di ricognitori unita all'insufficiente
conoscenza dei movimenti avversari ed al peggioramento del tempo, suggerirono
la rinuncia al contrasto dell'iniziativa avversaria.
OTTOBRE-NOVEMBRE 1940
Le due unità rimasero a Brindisi con un trasferimento a Taranto
il 10 ottobre ed il rientro il 16.
Nella notte sul 15 del mese successivo effettuarono una crociera di
interdizione e vigilanza nel basso Adriatico. Il 28 aerei nemici bombardarono
il porto e le unità ormeggiate aprirono il fuoco di sbarramento;
il Montecuccoli venne colpito da varie schegge senza danni rilevanti.
DICEMBRE 1940
Nei giorni 3 e 4 le unità della 7^ Divisione uscirono per protezione
del traffico con l'Albania ed eventuale intercettazione di forze nemiche;
una identica missione si ripeté dal 13 al 14. Il 18 il Montecuccoli
sezionario dell'Eugenio e con la 16^ sq. Ct, Pigafetta, Da Recco, Pessagno
e Riboty aggregato, effettuò un bombardamento navale contro le posizioni
greche di Lukova a nord del Canale di Corfù. Aprì il fuoco
alle 14,26 e venne inquadrato dal tiro di una batteria campale ricevendo
a bordo numerose schegge.
Tra il 22 ed il 23 il Montecuccoli e l'Attendolo, con la scorta del
Ct Folgore, Fulmine e Baleno, trasportarono a Valona truppe dell'8°
reggimento di fanteria "Cuneo" e materiali, che trasbordarono sulla nave
Sesia affiancata. Il 24 alle 14,30 sette aerei tipo "Bristol Blenheim"
si intravidero di poppa tra i piovaschi; fatti segno a fuoco antiaereo
nei momenti di visibilità scomparvero subito dopo. Diressero per
Taranto il 28.
GENNAIO-APRILE 1941
In occasione dell'operazione "Excess" tesa a rifornire malta da Gibilterra
e da Alessandria, oltre alle misure dirette ad insidiarla, la 7^ Divisione
senza l'Attendolo ai lavori a Taranto e l'8^ Divisione (Abruzzi) vennero
inviate tra il 10 e l'11 gennaio nel Canale d'Otranto con la 15^ sq. "Pigafetta"
e la 16^ sq. "Da Recco" per la protezione del traffico con l'Albania. Si
registrò un attacco di un sommergibile alla testa della formazione
senza conseguenze.
Successivamente il Montecuccoli alternò le esercitazione del
29 gennaio e 1° marzo con crociere di interdizione nel Canale d'Otranto
il 9 ed il 16 febbraio; a queste ultime partecipò anche l'Attendolo,
rientrato a Brindisi, che ne effettuò un'altra il 6 aprile oltre
ad un'esercitazione il 27 marzo.
Identico turno di lavori toccò al Montecuccoli tra il 2 marzo
ed il 1° del mese successivo.
Nel marzo Supermarina elaborò un piano per la posa di mine nel
Canale di Sicilia lungo la congiungente Marettimo-Capo Bon; lo sbarramento
detto "S" era su diverse spezzate, S1, S2, ecc. ognuna delle quali pateva
essere divisa in due o più tratte da posare anche in diverse spedizioni.
Le mine erano di fornitura tedesca ed ottenute in congruo numero dopo
il convegno di Merano; la loro posa incrementava notevolmente il dispositivo
offensivo-difensivo del Canale lasciando i passaggi necessari al nostro
traffico con l'Africa Settentrionale.
La posa della prima spezza venne eseguita in due uscite, il 20 ed il
24 aprile; si trattò di un'operazione complessa e laboriosa, senza
offesa nemica poiché in quei giorni la marina inglese era impegnata
in altri settori, ma in presenza di sommergibili, aerei ed anche mine per
cui si dovette perdere tempo a dragarle e distruggerle.
Parteciparono Eugenio (Amm. Div. Casardi), Aosta, Montecuccoli, Attendolo
ed i Ct Da Mosto e Da Verrazzano, tutti dotati di ferroguide, con la scorta
delle unità della 15^ e 16^ sq. Ct. Da Recco, Pessagno, Zeno e Pigafetta.
Il 18, a Taranto, dalle 20,00 alle 24 per sfuggire alla vigilanza di
eventuali osservatori, il Montecuccoli ormeggiato alla banchina Sussistenza,
l'Attendolo nel recinto B del Mar Piccolo, imbarcarono le armi in doppia
fila per lato mediante le gruette laterali anche se sera stato previsto
l'uso del picco di carico ed era stato tenuto pronto un pontone-biga. Alle
03,55 tutte le unità erano fuori delle ostruzioni foranee, su rotta
al largo delle coste, con le mine coperte da sferzi mimetizzati a strisce
bianche mentre in macchina si prestava attenta cura a non produrre fumo.
Attraversato lo Stretto di Messina, ventiquattro ore dopo si trovarono
a ponente di Trapani ed alle 06,52 si disposero parallele secondo lo schema
previsto. Alle 07,07 le prime mine iniziarono ad essere spinte fuori bordo
con le navi così disposte: Da Mosto sulla sinistra e Da Verrazzano
sulla destra a distanza di 200 metri dagli incrociatori in linea di fronte,
distanziati tra loro di 300 metri e nell'ordine Eugenio, Montecuccoli,
Aosta ed Attendolo. Dopo 33 minuti si iniziò il rientro; in tutto
furono posate 244 boe strappanti da Ct e 248 boe esplosive più 298
torpedini ad antenna dagli incrociatori; di cui in particolare 124 boe
esplosive ad intervalli di 60 metri e 37 torpedini ad antenna ad intervalli
di 200 metri dall'Attendolo e 75 e 37 di quest'ultimo tipo, distanziate
rispettivamente di 100 e 200 metri dal Montecuccoli. Dalle 06,20 un idrovolante
da r.m. assicurò la scorta antisommergibile; gli attesi aerei da
caccia non decollarono da Patelleria a causa della densa foschia. L'ormeggio
a Messina venne preso tra le 22,00 e le 00,30.
Alle 14,00 del 22 Eugenio e Montecuccoli scortati dal Pigafetta e Zeno
diressero su Augusta arrivando alle 17,50; tra le 20,00 e le 24,00 imbarcarono
144 torpedini ad antenna ciascuno; alle 05,00 del 23 furono raggiunti da
Aosta ed Attendolo con Da Recco e Pessagno, che iniziarono l'imbarco di
un eguale numero di armi protrattosi sino alle 10,30 a causa di avarie
alle gruette dell'Attendolo. Alle 11,20 la partenza passando a nord della
Sicilia; alle 05,00 del 24 si aggiunsero Da Mosto e Da Verrazzano caricati
di mine a Trapani.
La posa della seconda tratta iniziò alle 07,34 durando 86 minuti;
in linea di fronte intervallati di 300 metri a lento moto procedevano da
sinistra a destra Da Mosto, Da Verrazzano, Eugenio, Montecuccoli, Aosta
ed Attendolo. Vennero affondate 740 torpedini ad antenna di cui 62 ad intervalli
di 200 metri ed 82 ad intervalli di 150 metri sia dal Montecuccoli che
dall'Attendolo.
Durante tutta l'operazione si mantennero sulle navi aerei da caccia
e da ricognizione marittima per protezione dal cielo ed antisommergibile.
Il Montecuccoli con la scorta di Da Recco e Pessagno lasciò
la formazione con rotta per La Spezia per un periodo di lavori che dureranno
sino al 27 giugno; alle 20,00 del 24 rimase privo dei Ct ed alle 05,00
gli vennero incontro le Tp La Masa e Carini. Con pessime condizioni di
tempo giunse in porto alle 12,30 del 25 ormeggiandosi al Mandracchio.
MAGGIO 1941
Attendolo, Eugenio, Aosta ed i Ct delle 15^ sq. E 16^ sq. Procedettero
alla posa delle linee d, e, f, i, dello sbarramento di mine "T" predisposte
per la difesa in profondità del porto di Tripoli; dalle 20,00 alle
23,00 del 29 aprile venne completato l'imbarco delle armi, alle 06,00 del
30 le unità avevano lasciato alle spalle le ostruzioni foranee.
Dalle 12,45 alle 14,20 la Divisione procedette in un fittissimo banco
di nebbia mentre in alto era udibile il rumore degli aerei da r.m. di scorta;
alle 21,05 ad 80 miglia al traverso di Malta intenso fuoco antiaereo e
fiammate di bombe rivelavano un attacco sull'isola. All'alba del 1°
in condizioni di limitata visibilità per la foschia, venne avvistata
la Tp Partenope dislocata a cura di Marisicilia sull'estremo nord-ovest
della linea f; fatto il punto dalle 10,52 alle 12,27 si svolsero le operazioni
di posa, in presenza di caccia e bombardieri della scorta. Sulla rotta
di rientro l'Attendolo con Da Recco e Pessagno si distaccò per dirigere
su Messina ove giunse alle 09,15 del 2; il resto della Divisione alle 06,30
era in porto ad Augusta.
Partecipò poi con la Divisione dal 4 al 7 ad una missione per
coprire il movimento di due convogli, sette mercantili da Napoli a Tripoli
e cinque da Tripoli a Napoli, ciascuno con scorta diretta di Ct e Tp; da
Taranto uscì poi per esercitazioni il 22.
GIUGNO 1941
Dal 2 al 4 proseguì la posa dello sbarramento "T" con le rimanenti
linee b, c, h, ha, hb; l'Attendolo vi prese parte per la Divisione, con
gli incrociatori leggeri Bande Nere e Di Giussano provenienti da Augusta
ed i Ct della 15^ sq. e 16^ sq.. La sera del 1° dalle 21,00 alle 24,00
solite operazioni di imbarco, poi alle 05,00 del 2 tutte le unità
navigavano già fuori Taranto su rotta di sicurezza e zigzagando
a 18 nodi. Alle 10,05 del 3 si avvistò la Torpediniera Castore uscita
da Tripoli e poco dopo, con due ore di ritardo sulla tabella di marcia
a causa della limitata velocità tenuta per un'avaria alle macchine
del Da Mosto, si iniziò ad affondare le armi. Era assente la scorta
aerea non decollata dai campi africani per forte ghibli. L'Attendolo posò
88 torpedini ad antenna sulla linea c; in totale completarono la posa 366
torpedini e per scopo antidragante 221 boe esplosive e 245 boe strappanti.
Lo sbarramento "T" conseguì un notevole risultato il 19 dicembre
dello stesso anno quando vi incappò la forza "K" inglese, 3 incrociatori
e 3 cacciatorpediniere, con perdita di due unità ed il danneggiamento
di altre due.
Il 26 l'Attendolo unitamente all'Aosta ed i Ct della 15^ e 16^ sq.
si trasferì ad Augusta arrivandovi alle 06,40 del 27 percorrendo
le 276 miglia in 16 ore e 50 minuti. I Ct Pigafetta e Pessagno proseguirono
per Trapani dove imbarcarono 101 torpedini ad antenna tedesche, con il
resto dei Ct, alle 12,20, un'ora prima del previsto per un attacco aereo
sulla piazzaforte, si portarono ancora una volta sul punto prestabilito
nel Canale di Sicilia per il proseguimento dello sbarramento "S", raggiunti
dai Ct da Trapani, dalle 06,54 alle 07,32 del 28 si liberarono delle armi
secondo gli schemi previsti.
LUGLIO 1941
Il 1° la 7^ Divisione era a Messina per tornare ad Augusta il 6;
Attendolo ed Aosta dovettero rinviare di qualche giorno la missione per
la terza spezzata dello sbarramento "S" per le cattive condizioni del mare;
salparono alle 13,30 del 6 con 146 armi ciascuno raggiunti da Bande Nere
e Di Giussano con 130, Pigafetta e Pessagno con 92 per unità. Durante
l'operazione manovrarono secondo schemi più complessi del solito,
dato che sulla terza e quarta linea dovevano deporre le torpedini prima
i Ct e poi gli incrociatori senza soluzione di continuità nel ritmo
e nell'equidistanza; dimostrarono un ormai collaudato addestramento ed
affiatamento in operazioni di precisione spesso attuate in presenza di
scarsi elementi per la determinazione della posizione ed in zone insidiate
da possibili offese nemiche.
Per tutto il mese l'Attendolo rimase in porto uscendo per esercitazioni
il 26.
Il Montecuccoli terminati i lavori e successive prove di macchina e
delle artiglierie il 26 era a Palermo continuando l'addestramento, il 19
uscendo aggregato alla 8^ Dvisione; con questa, il Garibaldi (Amm. Div.
Lombardi) e Ct Granatiere e Bersagliere prese il mare alle 22,30 del 27
in presenza di notizie su movimenti di forze navali di superficie inglesi
nel Mediterraneo centrale. I Ct di scorta risultarono decisamente pochi
per due unità in zone insidiose, ma gli altri due Ct della squadriglia,
Fuciliere ed Alpino erano stati distaccati per scorta convogli data la
penuria di unità leggere.
Nella notte del 28 e per tutto il giorno la Divisione prese contatto
con diversi convogli nazionali e non essendo state segnalate navi nemiche
diresse per il rientro, alle 19,55 a 9,5 miglia al traverso da Marettimo
il Garibaldi venne silurato a prora sulla dritta ed il Montecuccoli accostò
rapidamente a sinistra evitando altri due siluri di cui si distinsero le
scie, allontanandosi ed ormeggiandosi a Palermo alle 00,30 del 29. I Ct
Fuciliere ed Alpino raggiunsero il Garibaldi portandoli in salvo.
AGOSTO 1941
Il 4 l'Attendolo raggiunse il Montecuccoli, partecipando il 6 ed il
18 ad esercitazioni con l'Abruzzi (Amm. Div. Lombardi), 8^ Divisione.
Il 21 Supermarina venne a conoscenza di un'imminente uscita delle Forze
"H" da Gibilterra e predispose un'attività di vigilanza di smg e
Mas nel Canale di Sicilia, il completamento della quarta spezzata dello
sbarramento "S" mediante Ct, il dislocamento di 2 navi da battaglia, 4
incrociatori pesanti e 23 cacciatorpediniere nel medio Tirreno, il rinforzo
di aerei ai reparti da r.m. dislocati in Sardegna e l'approntamento al
moto dell'8^ Divisione con 5 Ct. a Palermo dalle 05,00 del 24.
L'operazione inglese "Mincemeat" si prefiggeva un attacco ad impianti
industriali e foreste di sughero nel nord della Sardegna, la copertura
a distanza di posa di mine nelle acque di Livorno, un'azione dimostrativa
lungo le coste spagnole per influire sull'atteggiamento di quella nazione,
pressata dalla Germania a schierarsi a fianco dell'Asse.
L'8^ Divisione alle 05,30 del 24 diresse verso La Galite; alle 10,41
i Ct Folgore e Fulmine segnalarono l'avvistamento di un sommergibile e
poco dopo tre scie di siluri si evitarono con la manovra. Poco dopo che
l'Attendolo ebbe catapultato l'idro a scopo esplorativo alle 16,00, venne
ordinato alla Divisione di accostare per una possibile riunione con la
9^ e 3^ Divisione, ma arrivò il contrordine di raggiungere la base
nelle prime ore del 25.
La forza "H" nel frattempo svolse parzialmente il programma stabilito
mantenendosi nelle acque tra la Sardegna e le Baleari eludendo le forze
uscite per intercettarla.
SETTEMBRE 1941
Il 7 aerei nemici bombardarono Palermo e specialmente il porto; un grappolo
di bombe cadde nei pressi del Montecuccoli e diverse schegge investirono
le sovrastrutture; le unità reagirono con fuoco di sbarramento e
tiro puntato. Il 9 l'unità si trasferì a Messina e poi a
Taranto il 10.
Le incursioni su Palermo si ripeterono il 9, il 12 ed il 14 e l'Attendolo
partecipò sempre al tiro difensivo. Il 25 seguì l'Abruzzi
e la 10^ sq. Ct Maestrale, Grecale e Scirocco, a La Maddalena per essere
pronti a contrastare l'operazione "Halberd", anche adesso uno svolgimento
di molteplici azioni diversive per confondere le idee celava l'intento
di far passare un convoglio fortemente scortato con rifornimenti per Malta.
Il contrasto da parte italiana risultò sterile poiché le
nostre forze navali restrinsero il campo d'azione alla copertura aerea
assicurata dai reparti presenti in Sardegna.
Da La Maddalena l'8 Divisione raggiunse la 9^ e la 3^ Divisione alle
12,00 del 27, 50 miglia a levante di Capo Carbonara; dopo ricerche infruttuose
la formazione si sciolse e l'8^ fù a Messina alle 08,00 del 29.
Il pomeriggio precedente alle 17,22 dall'Attendolo si avvistarono scie
di siluri a cui seguì una repentina accostata sulla sinistra imitata
dal Montecuccoli che vide un siluro passare a 20 metri sulla dritta seguito
da un secondo pochi istanti dopo; dalle navi si lanciarono b.t.g. a scopo
difensivo.
OTTOBRE-NOVEMBRE 1941
Il 1° l'Attendolo con l'8^ Divisione si trasferì a Taranto;
tranne che per un'esercitazione l'8 rimase fermo in porto sino al 28 del
mese successivo.
Dopo un così lungo ciclo operativo agli equipaggi venivano concessi
un po’ di riposo e brevi licenze, mentre sulle navi si approfittava per
eseguire lavori di ordinaria manutenzione.
Era stato nel mentre previsto di affondare ad iniziare dal settembre
uno sbarramento "B" per la difesa in profondità del porto di Bengasi,
simile al "T"; per lo scopo, tutta l'area interessata era stata dragata
dagli ordigni depositati dall'inizio della guerra e la data di inizio poi
spostata all'ottobre. Il Montecuccoli con gli incrociatori della 7^ e 6^
Ct lasciò Taranto alle 03,40 del 12 con le armi allineate sulle
ferroguide, ma alla mezzanotte successiva la nostra ricognizione aerea
segnalò una poderosa formazione inglese su rotta di intercettazione
e la Divisione ormai scoperta rinunciò alla missione; questa non
venne poi più attuata poiché la battaglia dei convogli era
entrata nel periodo più acuto ed assorbiva l'attività delle
navi disponibili.
La distruzione del Convoglio "Maritza" il 23 novembre da parte della
Forza "K" di Malta ed il mancato intervento dell'aviazione tedesca dalla
Grecia, imposero una battuta d'arresto ai traffici con la Libia ed una
riflessione sulle misure da prendere per i rifornimenti da convogliare
in Africa Settentrionale dove l'offensiva britannica era in pieno svolgimento.
Tra il 28 ed il 30 venne deciso di far partire i piroscafi già
carichi in attesa nei porti, Brindisi, Taranto, Argostoli, Trapani oltre
ad un certo numero di Ct classe "Navigatori" carichi in coperta di fusti
e lattine di carburante. A protezione oltre alla scorta diretta, mosse
una forza navale composta dalla Nave da battaglia Duilio (Amm. Div. Giovanola,
comandante superiore in mare), l'8^ Divisione con il Garibaldi e 2 Ct della
13^ sq. e la 7^ Div con Aosta (Amm. Div. De Courten), Montecuccoli, Attendolo
ed i Ct della 11^ sq. Aviere, Geniere e Camicia Nera.
La 7^, punta avanzata dello schieramento, lasciò Taranto alle
12,00 del 29 e si dislocò a metà strada sulla via per Bengasi;
alle 17,23 si avvistarono dal Montecuccoli scie di siluri che si evitarono
accostando, ma in seguito all'avvistamento confermato anche da ricognitori
uscirono da Malta 4 incrociatori leggeri della Forza "H" e "K" con 3 Ct,
a loro volta avvistate da un sommergibile italiano.
La 7^ si mosse per porsi ad immediato contatto della Mn Veniero, l'unità
più preziosa e più esposta a levante di Malta; alle 19,00
però le unità italiane ricevettero l'ordine di rientrare
lasciando motonavi, piroscafi e petroliere alle siluranti della scorta
diretta ed alla buona sorte. La triste esperienza di Matapan, la distruzione
notturna di convogli, limitavano il raggio d'azione delle nostre unità
da guerra, ritenute da Supermarina pericolosamente esposte e prive di capacità
di reazione nelle ore notturne, se di fronte a navi dotate di radiolocalizzatore.
Se gli incrociatori italiani raggiunsero Taranto alle 11,20 del 1°
dicembre e la Mn Veniero entrò a Bengasi alle 07,00, le Forze "H"
e "K" rimasero padrone del campo colando a picco la Mn Adriatico, la preziosa
pt Mantovani e l'eroico Ct Da Mosto che per difenderla mise la prua sul
nemico, e bombardieri ed aerosiluranti affondavano il p.fo Capo Faro difeso
dal fuoco antiaereo della sola torpediniera di scorta.
DICEMBRE 1941
Resasi acuta la necessità di rifornimenti in Libia, Supermarina
pianificò una complessa operazione denominata "M.41" per portare
otto mercantili suddivisi in tre convogli da Napoli a Tripoli e da Navarrino
ed Argostoli a Bengasi, tra il 12 ed 13, il siluramento di due piroscafi
mentre si trasferivano da Messina ad Argostoli da parte di un sommergibile,
ridusse poi i convogli a due. Oltre alle siluranti della scorta diretta
doveva prendere il mare un gruppo di sostegno per il primo convoglio con
la nave da battaglia Duilio (Amm. Sq. Bergamini), l'incrociatore pesante
Gorizia e l'8^ Divisione con Garibaldi (Amm. Div. Lombardi) e Montecuccoli;
un gruppo di sostegno per il secondo convoglio con la 7^ Divisione su Aosta
(Amm. Div. De Courten) ed Attendolo più la nave da battaglia Doria.
Un gruppo di appoggio con le navi da battaglia Littorio (Amm. Sq. Jachino,
comandante superiore in mare) e Vittorio Veneto e 4 Ct doveva tenersi tra
i due gruppi per intervenire a contrastare eventuali azioni di superficie
nemiche.
Le partenze iniziarono per come previsto nel pomeriggio del 13 quando
segnalazioni su ingenti forze navali inglesi in mare indussero Supermarina
a sospendere l'operazione. Le informazioni si rivelarono però infondate
in quanto soltanto 4 incrociatori leggeri erano usciti da Alessandria,
ma la sospensione venne dettata anche dall'insufficienza numerica dei Ct
di scorta, dalla non puntuale osservazione aerea e per il ferraginoso frazionamento
delle unità maggiori in gruppi di appoggio e sostegno.
Alle perplessità si aggiunse il siluramento del Vittorio Veneto
sulla rotta Napoli-Taranto.
I convogli ripresero il mare il 16 pomeriggio con diversa organizzazione
e denominazione "M.42".
Alle 3 Mn e 6 Ct per Tripoli ed alla Mn per Bengasi con 1 Ct ed i Tp,
si pose ad immediato contatto un gruppo di sostegno con la nave da battaglia
(Nb) Duilio (Amm. Sq. Bergamini) e la 7^ Divisione da levante. Un gruppo
di appoggio con le Nb Littorio (Amm. Sq. Jachino, comandante superiore
in mare), doria e Cesare, gli incrociatori pesanti (Ip) Gorizia e Trento
e 10 Ct doveva con ampi zigzagamenti procedere con direttrice sud mantenendosi
a levante dei convogli. Contemporaneamente vennero dislocati nel Mediterraneo
centro-orientale 6 smg; si presero accordi con Superaereo ed il comando
dell'aviazione tedesca per la difesa antiaerea ed antisom; si predispose
un vasto rastrellamento antisommergibile nel golfo di Taranto ed infine
si affondarono mine mediante cacciatorpediniere al largo della Tripolitania
ad integrazione degli sbarramenti esistenti.
La contemporanea esigenza di rifornire di carburante Malta portò
in mare anche forze navali inglesi; il reciproco contrasto diede luogo
allo scontro detto della "Prima Sirte", i convogli italiani e la petroliera
raggiunsero le previste destinazioni. Montecuccoli ed Attendolo rientrarono
a Taranto intorno alla mezzanotte del 19.
In quella stessa notte lo sbarramento "T" decimò la forza "K"
di Malta e le Nb Valiant e Queen Elisabeth vennero gravemente danneggiate
a Malta dai S.L.C. della X MAS.
GENNAIO 1942
Si volle subito ripetere il successo con l'operazione "M.43" per convogliare
su Tripoli, dato che Bengasi era ormai investita dall'offensiva in atto,
5 modernissime motonavi ed 1 motocisterna. Ai mercantili era affiancata
una scorta diretta di 7 Ct e 5 Tp ed un gruppo di scorta maggiore con la
Nb Duilio (Amm. Sq. Bergamini), Gli Il della 7^ (Amm. Div. De Courten)
Aosta, Montecuccoli, Attendolo ed aggregato il Garibaldi, 4 Ct.. Un gruppo
di appoggio a distanza comporendeva le Nb Littorio (A. Sq. Jachino, comandante
superiore in mare), Doria, poi rientrata per avaria, Cesare, gli Ip Gorizia
(Amm. Div. Parona) e Trento, 8 Ct..
La novità consisteva nel fatto che il gruppo di scorta maggiore
doveva integrarsi con i convogli sino a costituire un'unica formazione;
la presenza di una Nb conferiva alla scorta diretta una decisa superiorità
sia di giorno che di notte di fronte ad incursioni di formazioni nemiche
leggere. I rischi che le grosse navi correvano incorporate nei convogli,
da parte di sommergibili ed aerei, era il prezzo da pagare, nelle tesi
dell'Amm. Bergamini fautore del sistema, alla primaria esigenza di portare
rifornimenti in Tripolitania.
Al gruppo di appoggio rimaneva il compito di intervenire contro l'eventuale
interferenza del grosso della Mediterranean Fleet.
All'operazione assicuravano la scorta aerea la Regia Aeronautica, il
II CAT dalla Sicilia ed il X CAT dalla Grecia; 11 Smg furono poi dislocati
sulle rotte di prevista provenienza di unità nemiche da Malta ed
Alessandria.
La "M.43" si concluse felicemente; Montecuccoli ed Attendolo salpati
intorno alle 16 del 3 rientrarono verso le 17 del 6.
Un secondo grande convoglio venne organizzato due settimane dopo da
Napoli, Messina e Taranto, con quattro moderne Mn cariche di materiali
bellici ed una quinta, la Victoria, bella e veloce, con truppe italiane
e tedesche, e 6 Ct e 2 Tp. Il gruppo di scorta oltre alla Nb Duilio (Amm.
Sq. Bergamini, comandante superiore in mare) comprendeva la 7^ Div. Aosta
(Amm. Div. De Courten), Attendolo, Montecuccoli e 4 Ct. Inoltre 8 Smg presero
posizione nelle acque a levante di Malta e tra Creta e la costa della Cirenaica;
forze aeree italiane e tedesche parteciparono velivoli da r.m., a.s. e
caccia.
Due Mn uscirono da Messina alle 08,00 del 22 con la scorta diretta,
raggiunte nello Stretto da altre due provenienti da Napoli; la 7^ Div.
Salpò da Taranto alle 11,00 del 22, la Duilio e la Mn Victoria alle
17. L'operazione "T.18" era avviata.
La riunione delle forze si prevedeva per il pomeriggio del 23 su di
una rotta a 190 miglia a levante di Malta, distanza ritenuta superiore
al raggio di azione degli aerosiluranti dell'isola.
Alle ore 14,50 del 22 un sommergibile lanciò due siluri che
esplosero per fine corsa nelle vicinanze degli incrociatori della 7^ Div.,
alle 16,15 del 23 Montecuccoli ed Attendolo con le altre unità aprirono
il fuoco contro aerei che bombardavano il convoglio; un'ora più
tardi aerosiluranti misero a segno un lancio sulla Victoria, Aviere, Camicia
Nera ed Ascari salvarono 1.046 uomini sui 1.400 imbarcati prima che un
secondo siluro affondasse la nave immobilizzata.
Alle 17,44 il Montecuccoli lanciò b.t.g. contro un sommergibile
ed altrettanto ripeté dopo un avvistamento di periscopio nella mattina
dell'indomani; durante la notte si reagì contro accaniti attacchi
aerei con fuoco di sbarramento, manovra e nebbia artificiale. Tutti i mercantili
raggiunsero indenni Tripoli. Montecuccoli ed Attendolo alle 15,30 del 25
erano a Taranto; il secondo vi rimaser fermo sino al 6 aprile.
FEBBRAIO-MARZO 1942
La necessità di rifornire Malta indusse gli inglesi a predisporre
due convogli simultanei, da Alessandria all'isola e viceversa, con 1 petroliera
e 5 p.fi scortati da 5 Il e 21 Ct; i moviemnti si svolsero intorno alla
metà di febbraio e divennero fallimentari per l'azione di contrasto
delle forze aeree italo-tedesche, bombardieri ed aerosiluranti.
Uscirono il 14 da Taranto la Nb Duilio (Amm. Sq. Bergamini, comandante
superiore in mare), la 7^ Div. Aosta (Amm. Div. De Courten) con l'8^ Sq.
e la 13^ Sq. Ct; da Messina la 3^ Div. Gorizia (Amm. Div. Parona) e Trento
con l'11^ Sq. Ct. La Duilio dopo poco più di un'ora di moto venne
fatta rientrare poiché a Supermarina si era certi della mancanza
di similare unità nemica; alle 09,20 del 15 le due divisioni incrociatori
si riunirono dirigendo verso il Golfo della Sirte incrociando in una zona
a sud-est di Malta, ma informati che i mercantili inglesi erano stati affondati
o danneggiati, dirottati e non più intercettabili, alle 18,30 si
misero sulla rotta di ritorno separandosi a 150 miglia circa al traverso
di Siracusa. Il Montecuccoli si ormeggio in Mar Piccolo alle 19,00 del
16 e rimase fermo sino al 7 del mese successivo.
La mancata intercettazione del convoglio da parte delle navi era da
imputarsi alla loro tardiva uscita con 24 ore di ritardo; già dal
pomeriggio del 13 però Supermarina aveva già apprezzato con
sufficiente precisione i movimenti nemici. E' insostenibile imputare alla
penuria di nafta la preoccupazione di fare uscire le navi maggiori solo
in occasioni ritenute indispensabili e certe; le scorte di combustibile
erano nella realtà nono tanto insufficienti quanto suddivise nei
depositi di oltre trenta porti per cui in mancanza di una adeguata organizzazione
logistica risultarono carenti laddove servivano e viceversa.
Dal 7 al 10 marzo si attivò una complessa operazione denominata
"V.5" era lo scambio nella formazione in mare aperto tra le Mn che andavano
e quelle che rientravano; i movimenti non sfuggirono alla vigilanza aerea
inglese il giorno 9, cui seguirono attacchi di aerosiluranti e Smg e la
tentata intercettazione da parte di una formazione di incrociatori. I due
convogli raggiunsero indenni le destinazioni.
Il Montecuccoli lasciò Taranto alle 17,50 del 7; alle 09,31
del 9 avvistò un periscopio contro cui tirò con i pezzi da
100 mm.; ed immediatamente dopo scie di siluri che evitò con la
manovra. Alle 16.31 fatto segno da attacchi di aerosiluranti aprì
nuovamente il fuoco; riprese l'ormeggio alle 22,00 del 10, mantenendo sino
alla fine del mese.
APRILE 1942
Il 7 l'Attendolo si trasferì a Napoli, con sosta a Messina, per
grandi lavori sino al 9 luglio.
Dal 2 al 4 si svolse con l'operazione "Lupo" la navigazione di 6 Mn
con scorta diretta di 8 Ct e 2 Tp. Per Tripoli con scorta di copertura
dell'Eugenio e 2 Ct secondo le fonti ufficiali; vi dovette però
partecipare anche il Montecuccoli come risulta dall'estratto del diario
di guerra. Vi si legge infatti : partenza da Taranto ore 17,30 del 2 per
scorta convoglio diretto in Libia; rientro alle 18,40 del 4; ore di moto
49,10; miglia percorse 969.
MAGGIO-GIUGNO 1942
In seguito allo scontro del 22 marzo noto come "Seconda Sirte" giunse
a Malta solo un quarto dei rifornimenti inviati; la situazione diveniva
sempre più preoccupante aggravata dall'effetto delle incursioni
aeree italo-tedesche condotte a ritmo martellante. Contemporaneamente il
traffico italiano con la Libia continuava quasi indisturbato e le perdite
subite dalla Mediterranean Fleet impedivano azioni di disturbo in superficie.
Si prevedeva possibile la resistenza di Malta sino a tutto maggio;
poi sarebbe stato indispensabile un tentativo di rifornimento in forze;
da queste premesse trasse origine la vasta operazione da denominata "Mezzo
Giugno".
Il 2 maggio l'Eugenio (Amm. Div. Da Zara), il Montecuccoli e 2 Ct si
portarono a Messina ed il 14 a Cagliari per essere pronti ad intercettare
forze leggere avversarie qualora avessero tentato di raggiungere Malta;
un'uscita per falso allarme si ebbe il 29.
Prendeva contemporaneamente corpo l'operazione inglese; il 2 giugno
giunsero a Supermarina prima da Gibilterra poi da Alessandria le prime
informazioni di movimenti di trasporti ed unità da guerra, avvisaglie
della complessa "Vigorous-Harpoon". A contrastare l'"Harpoon" sviluppata
da ovest con 1 Nb, 2Pa, 4 Incr., 17 Ct, 4 Smg e naviglio minore, di scorta
a 6 P.fi ed 1 Pt vennero destinati la 7^ Div. Con Eugenio, Montecuccoli
e 7 Ct, 13 Smg per agguati sulle possibili rotte, Tp e MAS; contro la "Vigorous"
su 8 Incr., 26 Ct, 18 Smg e naviglio minore con 11 P.fi, mosse il grosso
delle Forze Navali italiane con 2 Nb, 2 Ip, 2Il, 12 Ct.
Il 13 alle 16,00 circa la /ì Div. (Amm. Div. Da Zara) diresse
da Cagliari a Palermo arrivando alle 08,30 del giorno successivo; durante
la navigazione alle 18,41 si udire tre forti scoppi subacquei dovuti alla
fine corsa di siluri lanciati da un sommergibile.
Le unità con ormeggio provvisorio e pronte a muovere si rifornirono
al massimo di acqua e nafta; nella mattina tutti i comandanti si recarono
sull'Eugenio a rapporto con l'ammiraglio. Alle 19,00 sulla coperta delle
navi gli equipaggi con il giubetto di salvataggio indossato erano a posto
di manovra. Il Montecuccoli si scostò per primo dalla banchina seguito
dalle altre unità ed appena in mare aperto si lasciò scadere
accodandosi all'Eugenio; dei cacciatorpediniere >eno e Gioberti tornarono
indietro per avaria alle macchine, in testa si portarono Ascari ed Oriani,
sulla dritta Vivaldi e Malocello, sulla sinistra il Premuda. Il mare era
calmissimo, il cielo stellato e l'atmosfera chiara; alle 2,00 due bengala
piovvero dal cielo illuminando il mare di luce rossastra. Alle 03,00 superata
l'isola di Marettimo in direzione di Capo Bon si scorsero vampe di cannonate,
reazione agli attacchi notturni di aerei e Mas al convoglio; alle 04,00
si delineò all'orizzonte Pantelleria.
Gran parte dell'equipaggio durante la notte era stata lasciata libera
di riposare, riposo relativo, "a murata sul posto" in gergo, che significava
dormire sul ponte pronti alla chiamata improvvisa. All'alba, alla brezza
fresca del mattino la vita di bordo si rianimò; mentre circolava
il caffè caldo tutti indossarono indumenti puliti perché
la biancheria sporca poteva infettare in caso di ferite. Il Ro.43 accese
il motore ed alle 05,10 venne battuto il posto di combattimento generale
scandito dalla cornetta e propagato attraverso gli altoparlanti.
Stava per avere inizio lo scontro detto di "Pantelleria" che si sarebbe
protratto per circa dieci ore con varie fasi ed intervalli.
Alle 05,33 si avvistarono sulla dritta alla distanza di circa 20.000
metri unità sospette, stimate per un incrociatore leggere e tre
o quattro cacciatorpediniere in linea di fronte, scorta avanzata di un
altro incrociatore e di un gruppo di mercantili ed altre siluranti. Nella
realtà le unità scambiate per incrociatori essendo più
grandi delle altre, erano due Ct, il Bedouin della classe "Tribal" ed il
Partridge della classe "Pakenham". Alle 05,35 con un rombo di motore avviato
al massimo il Ro.43 decollò passando sulla sinistra puntando poi
verso il nemico per segnalarne i movimenti; tre minuti più tardi
sul Montecuccoli filante a 28 nodi si alzo la bandiera di combattimento
aprendo il fuoco con i 152 mm alla distanza di 19.800 metri sul Partridge,
sempre identificato come incrociatore, inquadrandolo già alla 3^
salva e mantenendo il munizionamento a codetta luminosa predisposta per
la notte, perché il giorno permetteva di seguire il tiro e correggerlo.
Alle 05,44 la velocità salì a 32 nodi per serrare le distanze,
tanto è che alle 06,15 entrambi i caccia in testa alle rispettive
squadriglie vennero colpiti ed un colpo cadde sulle sovrastrutture dell'Il
Cairo riunitosi ai Ct dopo aver occultato il convoglio con cortine di nebbia;
sul Montecuccoli un proiettile di medio calibro esplose nel quadrato ufficiali
lanciando schegge nel sottostante ospedale di combattimento e nel locale
caldaia n. 5, in macchina di poppa ed in coperta, causando otto feriti
di cui cinque gravi.
Si accese quindi una mischia a distanza variabile tra i 4.000 ed i
5.000 metri, con i Ct inglesi che impiegarono anche le mitragliere, e dall'unità
si lanciarono due siluri evoluendo nel contempo per evitare quelli avversari;
numerosi proiettili scoppiarono vicini provocando proiezioni di schegge
sulle fiancate e sull'ala di plancia di dritta, oltre a forti incappellate
d'acqua. In breve le unità avversarie si dispersero scadendo.
Alle 06,17 Montecuccoli ed Eugenio senza i Ct, tutti inviati in soccorso
del Vivaldi danneggiato ed in preda ad incendio, puntarono a forte velocità
sui piroscafi, obiettivo principale, in rotta verso nord e completamente
fuori vista. La ricerca durò sino alle 11,23 quando si avvistarono
alte colonne di fumo, segno che gli aerei italo-tedeschi erano andati a
segno sul convoglio; alle 12,59 si riaprì il fuoco contro due unità
che si intravedevano nella densa foschia e che non erano che il Bedouin
a rimorchio del Partridge; poco dopo quando entrambi scomparvero alla vista
tra cortine di fumo si unì una forte esplosione; un'aerosilurante
"S.79" aveva centrato il Bedouin. Tre quarti d'ora dopo si continuò
a battere il caccia superstite che riuscì a scadere; alle 14,20
dall'Eugenio si segnalò di dirigere per il ritorno su Napoli ove
si affiancarono alle banchine alle 11,00 del 16. Sulla rotta del rientro
nel primo pomeriggio le unità evitarono zigzagando bombe e siluri
di aerei; dei Ct erano rimasti Malocello, Ascari ed Oriani, il Vivaldi
era in salvo a Pantelleria ed il Premuda in porto a Trapani. Per alcuni
giorni si susseguirono sulle navi cerimonie e consegne di ricompense; poi
il Montecuccoli venne immesso in bacino per riparare i danni riportati,
sino al 17 di luglio.
L'azione che Eugenio e Montecuccoli svolsero nella mattina per circa
due ore evidenziò l'alto grado di addestramento e spirito combattivo
degli equipaggi; da sempre a bordo si preparava lo scontro con il nemico
con continue e metodiche esercitazioni. Le due unità senza l'appoggio
dei cacciatorpediniere evoluirono con sincronismo in continue accostate
ad alta velocità rivelatasi come sempre contro qualsiasi forma di
pericolo un fattore importante per sventarlo; l'azione si svolse con decisione
ed in situazioni di vera e propria mischia in mezzo a cortine di
nebbia emesse da entrambi le parti che rendevano difficili l'esatta valutazione
dei movimenti avversari ed il riconoscimento delle unità. Spararono
complessivamente circa duemila colpi attirandone il triplo ed almeno quaranta
siluri. Unico neo si rivelò l'imprecisione o meglio il risultato
del tiro a causa principalmente delle deficienze del nostro munizionamento.
Fù veramente una delle poche occasioni in cui nostre unità
poterono lanciarsi in un'azione di attacco e caccia svincolati da remore
o indugi abituali.
Nel complesso "Mezzo Giugno" rappresentò un successo strategico
delle forze aeronavali dell'Asse. Gli inglesi persero 1 incr., 3 Ct, 2
P.fi ed ebbero danneggiato 3 incr, 3 P.fi; secondo la stima delle Forze
Aeree e del Comando Marina tedesco le perdite risultarono invece notevolmente
superiori. La Marina italiana ebbe l'Ip Trento affondato e la Nb Littorio
danneggiata da siluro.
LUGLIO 1942
L'Attendolo ultimati i lavori uscì per prove il 10, l'11 ed il
21 con esecuzione di tiri a 2^ e 3^ carica contro maniche rimorchiate e
catapultamento dell'idro; durante le prove a 3/4 di potenza del giorno
11 si verificò in macchina, nel locale caldaia n. 5, un'esplosione
in corrispondenza di un tubo principale del vapore con leggera deformazione
del rivestimento della caldaia e lo sconvolgimento della platea; si ebbero
nove ustionati di cui quattro gravi. I danni vennero riparati in fretta
tanto che nelle prove del 21 ci si lanciò in spunti di 32 nodi.
Il fallimento pressoché totale di "Metà Giugno" nel rifornire
Malta, ne prolungò la situazione precaria per mancanza di viveri
e munizioni. Solo il posamine veloce Welshman nella metà del mese
poté raggiungere l'isola e per aumentare le possibilità di
riuscita una serie di bombardamenti aerei colpì Cagliari per prevenirvi
una dislocazione della 7^ Divisione Supermarina decisa ad intercettarlo
sulla rotta di ritorno a Gibilterra oltre a disporre agguati di Smg e Mas,
fece uscire da Napoli Eugenio e Montecuccoli il 18; dopo aver incrociato
nelle ore notturne nelle acque a sud della Sardegna ricevettero l'ordine
di raggiungere Cagliari dopo che il Welshman alle 09,20 del 19 era stato
segnalato da un ricognitore fuori portata ed in salvo nonostante attacchi
di aerosiluranti e bombardieri in picchiata.
L'Ammiragliato inglese pose allora allo sstudio l'organizzazione di
un altro convoglio poderosamente scortato, partendo solo da Gibilterra
rinunciando a muovere contemporaneamente da Alessandria dopo l'esperienza
di giugno.
AGOSTO 1942
Ai primi del mese Supermarina ricevette informazioni sulle intenzioni
e sull'attività avversaria; il 10 notizie più dettagliate
delinearono i contorni dell'operazione "Pedestal" e si iniziarono a prendere
le più opportune misure. A contrasto di 2 Nb, 4Pa, 7 incr., 34 Ct,
8 Smg e naviglio minore di scorta a 14 P.fi e 2 Pt vennero disposti: intensificazione
della ricognizione marittima, perfezionamento degli sbarramenti offensivi
di mine nel Canale di Sicilia mediante Ct, agguati con 10 Ms, 13 MAS e
20 Smg, impiego di forze navali di superficie e precisamente la 3^ e la
7^ Divisone. All'8^ Div. Dislocata a Navarrino si affidava l'eventuale
intercettazione di unità provenienti da Alessandria.
Il mattino del 12 però un sommergibile tedesco segnalò
nel Mediterraneo orientale 4 incrociatori e 10 Ct con rotta apparente su
Malta ed a Supermarina si ipotizzò che un'aliquota del grande convoglio
fosse destinata a proseguire per l'Egitto o che le unità agissero
a scopo diversivo: conseguentemente la 3^ Div. Fu destinata in appoggio
all'8^. Da Cagliari e Messina le nostre unità di superficie si mossero
alle 20,00 del giorno 11, 7^ Div., ed alle 09,40 del 12 la 3^ Div..
L'Attendolo uscì da Napoli alle 09,30 del 12 per riunirsi alla
7^, scortato dalle Tp Circe e Papa; dopo circa un'ora eseguì una
serie di tiri di esercitazione con il calibro principale a 3^ carica contro
bersaglio rimorchiato, zigzagando in direzione sud-ovest alle 14,00 avvistò
la 7^ Divisione e lasciate libere le Tp prese posto in formazione; alle
00,33 del 13 tutte le unità evoluirono per evitare i siluri di un
attacco aereo.
All'Attendolo venne quindi ordinato di raggiungere unitamente al Ct
Grecale la 3^ Divisione, mentre la 7^ doveva rientrare a Napoli; alle 01,10
dal Gorizia (3^ Div. - Amm. Parona) si segnalarono rotta, posizione e velocità.
L'Attendolo pur avendolo avvistato alle 02,55 entrò in formazione
alle 04,00 poiché tutte le unità iniziarono a zigzagare in
velocità sotto la luce di bengala; anche la 3^ Divisione rinunciava
all'azione e dirigeva per Messina, in doppia colonna e a 22 nodi.
Alle 08,05 l'Ip Bolzano, venne colpito da un siluro sul lato sinistro;
l'Attendolo si accostò immediatamente sulla dritta quando le vedette
segnalarono una scia sulla sinistra: meno di un minuto dopo avvenne l'impatto;
il sommergibile Unbroken in agguato a nord-ovest dell'imboccatura dello
Stretto con un fortunato lancio di quattro siluri era andato a segno due
volte.
Mentre nell'esplosione caddero in mare tre marinai successivamente
recuperati, l'unità dopo violenti sobbalzi rimase un po’ appruata
e sbandata sulla sinistra; fermate le macchine il personale rimase al posto
di navigazione di guerra mentre la guardia franca corse al posto di incendio
ed il personale del servizio di sicurezza si dispose per gli accertamenti
e le operazioni di emergenza; l'intera parte prodiera si era staccata affondando,
lasciando nella zona dell'esplosione un groviglio di lamiere contorte.
Alle 08,15 il comando in plancia venne avvisato che la paratia sull'ordinata
194 aveva resistito allo scoppio, presentando solo alcune infiltrazioni
e che le squadre provvedevano già ai puntellamenti e ad attivare
i mezzi di esaurimento.
La squadriglia Ct "Aviere" incaricata di prestare l'assistenza necessaria
iniziò a dare la caccia al sommergibile con lancio di b.t.g., stendendo
nel contempo cortine fumogene; sull'unità, per togliersi al più
presto dalla zona pericolosa, si tentarono tutte le possibili manovre con
le macchine indietro, ma alcune parti della prua piegata sulla dritta facendo
da timone impedivano di governare. Si decise quindi per il rimorchio ed
il Ct Ascari manovrò di conseguenza; qualche minuto dopo le 10,00
il cavo si spezzò e la nave con leggero abbrivio rimase di nuovo
immobile. Alle 10,12 le vedette segnalarono sulla sinistra a circa 2.000
metri un periscopio e dopo essersi liberati delle parti pencolanti mediante
piccole cariche, con le macchine avanti si accostò per portare la
poppa in direzione del pericolo procedendo a lento moto; la manovra riuscì
poiché poco dopo due scie di siluri passarono vicinissime e parallele
sul lato dritto. Un'altra insidia si profilò in cielo ed un "Bristol
Blenheim" lanciò intorno all'unità alle 10,24 alcune bombe
e si allontanò fatto segno a fuoco antiaereo.
Alla velocità di 5 nodi l'Attendolo passò tra l'isola
di Panarea, dove era andato ad incagliarsi il Bolzano, e gli scogli Formiche
dirigendo su Capo Milazzo scortato dai Ct Geniere ed Ascari a cui si unirono
tra le 13,40 e le 17,15 Freccia, Legionario e Corsaro; alle 18,45 giunto
in prossimità di Messina prese i rimorchiatori entrando in porto
ed ormeggiandosi al Molo del Carbone.
Rimase in Arsenale sino a 5 di settembre procedendo alle riparazioni
sommarie possibili in vista del trasferimento a Napoli.
L'offensiva contro la "Pedestal" costò alla Marina italiana
oltre al siluramento dei due incrociatori il danneggiamento di un sommergibile
e l'affondamento di un altro. In quella che è considerata coma battagli
di "Mezzo Agosto" aerei, sommergibili e motosiluranti italo-tedeschi affondarono
1 Pa, 2 incr., 1 Ct e principalmente 9 P.fi; danneggiarono 1 Pa, 2 incr.
E 7 P.fi; il Smg Axum alle 19,55 del 12 con un lancio altrettanto fortunato
di quattro siluri colpì due incrociatori ed una petroliera.
I risultati conseguiti dalla Regia Aeronautica e dalla Luftwaffe, invero
inferiori alle aspettative in considerazione al notevole numero di aerei
impiegati, l'ottimo comportamento di Smg, Ms e Mas, non devono far dimenticare
la discutibile decisione di richiamare le forze di superficie. Non può
sfuggire quanto quattro incrociatori, di cui tre pesanti, ed 8 Ct avrebbero
potuto influire sull'andamento delle operazioni il mattino del 13 a sud
di Pantelleria se nella notte avessero diretto per il combattimento. Sicuramente
mancò determinazione a Roma nell'impiego delle navi, nell'incertezza
della presenza di una richiesta scorta aerea che né l'Aeronautica
né la Luftwaffe dichiararono disponibile poiché entrambe
ritenevano le aliquote di caccia sufficienti solo per bombardieri ed aerosiluranti.
E' indubbio però che in tutto il settore la presenza comunque della
caccia avrebbe potuto essesre indirettamente di appoggio alle forze di
superficie, nella considerazione che anche se programmata la cooperazione
aero navale non era stata quasi mai accettabile.
E sulla rotta di rientro alla base la sorte volle che due incrociatori
venissero silurati aggiungendo rabbia allo sconforto della gente imbarcata
cui sembrava umiliante ritirarsi e non condividevano la prudenza eccessiva
che nascondeva la rinuncia.
Nonostante le perdite subite gli inglesi riuscirono a portare a Malta
5 P.fi, danneggiati ma preziosi, conseguendo un successo strategico forse
insperato; da quel momento Malta non corse più alcun rischio anzi
riprese ed accrebbe la propria funzione offensiva sulle nostre rotte ritornando
determinante ed al centro delle correnti di traffico sul finire dell'anno
quando in Africa settentrionale il fronte si spostò verso la Tunisia.
SETTEMBRE_NOVEMBRE 1942
Il 5 alle 12,50 l'Attendolo lasciò Messina ed appena fuori del
porto presero scorta laterale i Ct Maestrale sulla sinistra e Grecale sulla
dritta; le Vas 204, 210, 215, 217 a trenta miglia di prora in linea di
fronte eseguivano rastrello idrofonico e giunte all'altezza di Punta Licosa
si lasciarono scadere in maniera da restringere la distanza ad un terzo
mentre il rimorchiatore Salvatore 1° partito in anticipo venne raggiunto
e superato dall'incrociatore che con una piccola prua di fortuna, più
che altro un tozzo tagliamare procedeva a 15 nodi ma con un consumo pari
ad una velocità di 20. La navigazione, sorvegliata anche da un aereo
da r.m. che compiva cerchi di 5.000 metri di raggio avendo per centro la
formazione e da Smg in ricognizione lontana, si concluse felicemente a
Napoli alle 09,10 del 5 settembre. Il giorno successivo l'Attendolo entrò
in bacino per ricevere una nuova prua. Il 27 novembre riprese il mare per
prove dell'apparato motore e delle artiglierie. Per come noto in porto
si trovava anche il Montecuccoli che il 24 ed il 3 di ottobre uscì
nel golfo per esercitazioni; poi rimase fermo.
DICEMBRE 1942 - LUGLIO 1943
Il 3 l'Attendolo rientrò in squadra; sugli incrociatori della
7^ ormeggiati di poppa alla calata Porta di Massa, come su tutte le unità
presenti tra cui le tre Nb della 9^ Divisione, fervevano i preparativi
per l'indomani, festa di Santa Barbara.
In quel periodo Napoli era sottoposta a pesanti bombardamenti aerei
alleati poiché vi si concentrava e smistava buona parte dei traffici
per l'Africa Settentrionale.
Anche il 4, gli aerei americani non rispettarono quel giorno particolare,
alle 16,45 una formazione di bombardieri "Liberator" sganciò un
tappeto di bombe nella zona del porto occultato da densa nebbia artificiale:
gli incrociatori della 7^ vennero inquadrati in pieno e se soltanto una
bomba esplose fuoribordo a sinistra di poppa dell'Eugenio con lievi danni,
Montecuccoli ed Attendolo riportarono ampie devastazioni. Sul primo una
bomba esplose nel locale calderine ausiliarie causando l'asportazione del
fumaiolo prodiero e la distruzione delle sovrastrutture sulla dritta alla
stessa altezza; danni riportarono le caldaie 3 e 4 mentre nugoli di schegge
investirono tutte le sovrastrutture e l'opera morta a poppa a dritta. Sul
secondo una o più bombe si infilarono esplodendo nella zona tra
le macchine e le caldaie di poppa apportando vaste distruzioni, nonché
allagamenti edi incendi; i servizi di sicurezza immediatamente attivati
riuscirono ad avere ragione delle fiamme mentre il deposito munizioni di
poppa veniva allagato. La nave rimase in assetto ritenuto non di pericolo,
sovraimmersa di poppa di circa un metro e sbandata sulla dritta di tre,
quattro gradi; per oltre sei ore l'equipaggio si prodigò puntellando,
svuotando, bilanciando, ma alle 21,17 durante un successivo allarme aereo
l'unità si abbattè improvvisamente sul lato dritto adagiando
le sovrastrutture alte sul fondo e rimanendo con il lato sinistro emerso
e l'elica a pelo d'acqua.
I feriti risultarono 91 mentre per il numero di dispersi si dovette
procedere ad una accurata ricostruzione del numero dei presenti a bordo
poiché una parte dell'equipaggio era in licenza e non fu possibile
recuperare il ruolo di bordo né i registri.
I deceduti, o dispersi, si schedarono in base a documentazione andata
poi smarrita con l'armistizio, riportando solo i nomi di coloro di cui
si recuperava la salma o in base a due dichiarazioni giurate. Si ha anche
notizia di personale civile militarizzato della O.T.O. che si trovava a
bordo al momento del sinistro per il collaudo delle artiglierie revisionate
e che alle sirene dell'allarme aereo si rifugiò in una delle torri;
non se ne è potuto mai appurare il numero, di certo sotto la dozzina.
Sul relitto dopo il recupero furono trovate numerose salme prive di
elementi idonei all'identificazione. Nel dopoguerra si è arrivati
ad indicare in 41 il numero dei dispersi senza che però la cifra
divenisse ufficiale. Tra essi il comandante C.V. Schiavuta.
Nei giorni che seguirono sul Montecuccoli si procedette a sommarie
riparazioni che permettessero di navigare per il trasferimento a La Spezia;
già dal 7 la 9^ Divisione era partita per la base ligure meglio
difesa di Napoli, ormai nel raggio di azione dei bombardieri dislocati
in Medio Oriente o in Africa Settentrionale, da numerose batterie piazzate
sulle alture circostanti.
Il 21 alle 15,00 uscì dal porto procedendo per rotta di sicurezza
ed iniziando la navigazione d'altura a notte inoltrata; il governo del
timone era stato realizzato con un trasmettitore di fortuna sistemato sulla
tuga del proiettore di poppa e con una sola elettropompa; con quattro caldaie
accese, le due poppiere più la 3 e la 4, funzionavano a regime la
motrice di poppa e con leggero vapore quella prodiera. Nonostante il rifornimento
precario di acqua alle caldaie si raggiunsero mantenendoli i 22 nodi, arrivando
a destinazione alle 14,00 del 22; il 31 alle 12,30 dopo quattro ore di
moto era a Genova per un lungo periodo di lavori che si protrasse sino
al 13 luglio successivo.
Il 14 ultimati i lavori, con un nuovo fumaiolo, il radiotelemetro,
più moderne mitragliere a.a. rientrò a La Spezia con la scorta
dei Ct Mitragliere e Premuda; durante la navigazione avvistò un
ricognitore inglese fuori tiro e l'Aosta in rotta per Genova. Seguirono
due esercitazioni il 22 ed il 29 con tiri e prove di velocità su
base misurata.
AGOSTO 1942
Alla caduta del Regime, il 25 del mese precedente, nel proclama del
nuovo Capo del Governo la frase "…..la guerra continua ……" aveva forse
rassicurato ufficiali ed equipaggi forzatamente inattivi che alla notizia
sulla disastrosa situazione in Sicilia non comprendevano perché
non si muovesse in appoggio dal mare alle forze italo-tedesche.
Negli intendimenti del Governo era intanto maturato il convincimento
che per tenere a bada i tedeschi finché possibile necessitava impiegare
la Marina in azioni offensive di limitata portata, tali da costituire quella
prova di buona volontà da essi cercata.
Si concepì quindi a Supermarina una duplice operazione affidata
alla 7^ e all'8^ Divisione con lo scopo di attaccare le numerose unità
presenti alla fonda ed eventualmente in porto, a Palermo ed a Bona, Algeria.
Nel pomeriggio de 4 venne dato il via alla prima; il Montecuccoli,
unitamente all'Eugenio (Amm. Div. Oliva), senza Ct, lasciò gli ormeggi
per primo alle 19,40 e fuori dalle ostruzioni foranee attese l'ammiraglia
cui si accodò. Zigzagando alla velocità di 27 nodi e passando
a ponente della Corsica le due navi entrarono nei recinti delle reti parasiluri
de La Maddalena introno alle 10,00 del 5; durante la notte con il "Metox"
si appurò la presenza di un velivolo nemico e poi di due sommergibili.
Alle 17,45 riprese la missione ed una volta in mare aperto si diresse sempre
zigzagando a 26 nodi per rotta 107° sino alle 21,00 per poi puntare
su Ustica aumentando di un nodo la velocità; sino alle 20,30 era
presente la scorta di due aerei da caccia mentre una corvetta rastrellava
le rotte di sicurezza senza però poter impedire che alle 19,23 dal
Montecuccoli si avvistasse un periscopio sulla sinistra e poco dopo due
scie di siluri passate lontane da poppa. Dall'Eugenio venne l'ordine alle
02,05 di ridurre la velocità a 20 nodi e la navigazione procedette
nella notte buia e fosca; qualche allarme veniva dato dal "Metox", ma il
fattore sorpresa accompagnava ancora la missione.
E' da ricordare che il Montecucco9li era dotato di un radiotelemetro
"Gufo" e quindi veniva a cadere una delle più sfruttate causali
di presunta inferiorità; anche se non perfetta l'apparecchiatura
radar doveva essere capace di poter segnalare eventuali pericoli.
Avvistata Ustica a sinistra della prua a circa due miglia, alle 04,00
si puntò su Capo Zaffarano, limite orientale della rada di Palermo
aumentando la velocità a 30 nodi con l'intenzione di defilare davanti
ad essa ed aprire il fuoco tenendosi fuori dai campi minati difensivi.
Alle 04,28 si avvistarono ombre scure sulla dritta ed il Montecuccoli
fece fuoco contro stimandole motosiluranti, in realtà una piccola
cisterna ed un cacciasommergibili alleati diretti ad Ustica, e da una di
esse venne fatto un segnale luminosi di riconoscimento con due luci bianche
sovrapposte.
Contemporaneamente il "Metox" segnalava l'azione di ricerca di un radiolocalizzatore
terreste.
Due minuti dopo anche dall'Eugenio tirò una salva con le torri
prodiere.
Dal Montecuccoli si spararono anche quattro proiettili illuminanti
nell'errata valutazione che le "motosiluranti" stessero per iniziare una
manovra d'attacco; e cercando subito il disimpegno alle 04,39 alla distanza
di circa 30 miglia dall'obiettivo affidato si iniziò il rientro
alla base raggiunta alle 11,50 del 7. Durante tutto il percorso aerei da
caccia italiani e tedeschi assicurarono scorta aerea; il "Metox" diede
frequenti segnali e qualche ricognitore avversario fu avvistato anche da
bordo, unitamente a stimati avvistamenti di un periscopio e di aerosiluranti
alle 20,13; non ci si accorse però di altri cinque attacchi di aerosiluranti
"Beaufighter" respinti dagli aerei di scorta per come da essi dichiarato.
L'azione venne poi ripetuta immediatamente dall'8^ Divisione poiché
Supermarina giudicò che gli accidentali avvistamenti nei pressi
di Ustica non avessero rivelato il vero obiettivo; l'azione contro Bona
non verrà più attuata. Si conosce solo ora che grazie alle
fonti di informazioni alleate già dal 7 l'Ammiragliato inglese era
a conoscenza di tutti i principali elementi e scopi della prima missione.
Indubbiamente l'azione al largo di Palermo può essere giustificata
se vista sotto l'aspetto dimostrativo verso i tedeschi, non può
però essere compresa nell'esecuzione, considerando che al rischio
dell'invio di due unità senza scorta in acque ormai insidiose non
corrispose alcun risultato apprezzabile come distruggere le piccole unità
incontrate. Lo scontro notturno nello Stretto di Messina di pochi giorni
dopo tra l'Il Scipione Africano e 4 M.T.B. inglesi, piombare su navi
alla fonda, cannoneggiare, incendiare, affondare, con il supporto del fattore
sorpresa non compromesso da avvistamenti fugaci ed imprecisi.
In seguito all'affrettata decisione di disimpegnarsi, emblematica di
una mentalità di cui non vi era posto per l'audacia e l'azione spregiudicata,
l'Amm. Bergamini, comandante in capo della Forze Navali affidò lo
stesso compito all'8^ Div. con la direttiva che solo in caso di avvistamento
del nemico certo e continuato, poteva essere deciso il rientro ma dietro
autorizzazione di Supermarina.
Il Montecuccoli rimase inattivo sino alla fine del mese, tranne un'uscita
per addestramento il 24 unitamente all'Eugenio ed i Ct Legionario, Mitragliere,
Artigliere e Fuciliere con l'esecuzione di tiri diurni e notturni in particolare
contro attacchi simulati di motosiluranti.
SETTEMBRE 1943
Non è possibile trattare l'attività anche di una sola
unità, in questo mese dell'anno 1943, senza uno sguardo generale
sugli avvenimenti.
Nel contesto dell'armistizio firmato segretamente a Cassibile
il 3 era previsto che le Forze Navali dovessero raggiungere i porti alleati.
L'Ammiraglio De Courten, ministro per la Marina, venne infromato sulle
trattative in corso ricevendo poi il 6 dal Capo di Stato Maggiore Generale
un promemoria in inglese contenente le direttive esecutive sulla conseguente
dislocazione della flotta; non era indicata con precisione la data in cui
sarebbe andato in vigore l'armistizio, ipotizzabile comunque tra il 10
ed il 15 del mese.
Le controproposte avanzate da De Courten tra cui quella importantissima
di concentrare le FF.NN. a La Maddalena, vennero vanificate dalla proclamazione
unilaterale dell'armistizio da parte degli alleati l'8.
Presso il comando in capo delle Forze Navali da Battaglia non si sapeva
nel mentre nulla; il 6 si conobbe il "promemoria n. 1" diramato dal Comando
Supremo con cui si dava disposizione, nel caso in cui i tedeschi di loro
iniziativa tentassero un'azione contro le forze italiane, di raggiungere
porti nazionali sicuri. Sulle navi, dall'Ammiraglio Bergamini ai comandanti,
agli equipaggi ci si preparava ad una azione di forza contro le coste meridionali
della penisola, per contrastare un presumibile sbarco alleato, poi annunciato
dalla radio all'alba dell'8 nel Golfo di Salerno.
Venne dato l'ordine di accendere per essere pronti a muovere alle 14,00;
lo scontro sempre cercato e preparato, fosse esso anche l'ultimo, sembrava
vicino. Una forza di tre moderne e potenti navi da battaglia, otto incrociatori
più tutte le siluranti disponibili, oltre alle due corazzate minori
convergenti dallo Jonio, avrebbe contrastato uno sbarco sulla penisola;
la gravità dell'evento si univa alla consapevolezza che tutte le
flotte del mondo nei momenti supremi hanno dato battaglia anche in condizioni
di cosciente inferiorità.
Indubbiamente le possibilità di arrivare indenni al contatto
balistico sarebbero state ridotte da ripetuti attacchi di bombardieri ed
aerosiluranti contrastati in aria solo dalla trentina di aerei di scorta
disponibili.
Da parte alleata alla "task force" anfibia facevano schermo 6 navi
da battaglia, quindici incrociatori ed una quarantina di cacciatorpediniere
con l'appoggio dell'aviazione imbarcata su sette navi portaerei; le truppe
riuscirono a consolidare difficoltosamente una testa di ponte, ma poi dal
terzo giorno corsero il rischio di essere ributtate in mare per la potente
controffensiva germanica e l'azione della Luftwaffe che con le bombe-razzo
radiocomandate inflisse gravi danni alle navi inglesi ed americane.
Non è quindi impensabile che un intervento dal mare avrebbe
potuto influire in maniera decisamente negativa sull'operazione alleata,
al probabile prezzo della scomparsa anche totale delle nostre Forze Navali
da Battaglia.
Prima delle 14,00 l'ordine di partenza venne revocato e quando si iniziò
ad imbarcare viveri oltre che nafta e munizioni, divenne evidente che l'eventualità
di uno scontro si allontanava.
Alle 18,30 da Algeri la radio alleata diffuse la notizia dell'armistizio
con la richiesta alle navi italiane di dirigere verso i porti alleati.
L'ipotesi dell'autoaffondamento si rivelò allora come la più
diffusa e se ne fece portavoce l'Ammiraglio Bergamini in una conversazione
telefonica con De Courten; nonostante il consiglio di questi, e non ordine,
sino a qualche mese prima il neo-ministro era stato in sottordine, di attenersi
alle disposizioni armistiziali e dirigere su Malta, al termine di un rapporto
con i comandanti delle unità, non riuscendo a riprendere la comunicazione
con Roma impartì le sue disposizioni che prevedevano di dirigere
su La Maddalena in attesa di ricevere istruzioni e senza il pericolo di
cadere in mani straniere. Nessuno saprà mai cosa passò nella
sua mente e le intime decisioni che prese tra il dovere, il senso dell'onore,
l'ubbidienza e la tradizione navale. Tra le testimonianze di alti ufficiali
che gli furono vicini acquista credito la sua intenzione di portare la
flotta in un ancoraggio italiano o al di fuori di ogni estranea ingerenza,
non certo di consegnarla comunque al nemico, nell'intento di raggiungere
un sicuro porto nazionale in attesa che la situazione si chiarisse specialmente
sulle intenzioni alleate.
L'Ammiraglio Bergamini ribadì questi suoi convincimenti in un
successivo colloquio con De Courten rifiutando energicamente il suggerimento
di sbarcare lasciando ad altri il Comando delle Forze Navali; indirizzò
un nobilissimo messaggio alla sua gente e dette l'ordine di raggiungere
La Maddalena per attendere gli eventi ed agire di conseguenza, anche decidendo
per l'autoaffondamento e sottrarre le navi a tutti, tedeschi ed anglo-americani.
Le sue parole "….. la flotta può ….. ora che l'interesse della
Patria lo esige, andare incontro al vincitore con la bandiera al vento
….." non potevano in quei frangenti essere diverse.
La navigazione nella notte sul 9 ad ovest della Corsica portò
le Forze navali in vista dell'Asinara verso mezzogiorno e le navi diressero
sull'imboccatura di ponente dell'estuario della base sarda; alle 14,24
però un messaggio di Supermarina ne comunicava la caduta in mano
tedesca per cui tutte le unità accostarono invertendo la marcia
e ritornando verso l'Asinara. Seguì l'attacco aereo tedesco con
bombe-razzo radiocomandate, e l'affondamento della Nb Roma alle 16,11 con
la morte di Bergamini, del suo Stato Maggiore e di otre due terzi dell'equipaggio.
Il Comandante in Capo portò con se le decisioni che intendeva prendere.
Alla memoria vennero concesse due Medaglia d'Oro, una da parte del
Regno d'Italia del Sud, l'altra dalla Repubblica costituitasi al Nord dove
si sostenne, anche se non esistevano prove certe, che in base alle molte
resistenze opposte all'idea di dirigere su Malta, egli potesse ordinare
di autoaffondare le navi o di portarsi in Spagna per l'internamento.
Il comando della flotta ricadde sull'Ammiraglio Oliva, comandate della
7^ Divisone, che diresse verso sud, alzando il "pennello nero" convenuto
segnale di osservanza delle clausole armistiziali, sino all'altezza di
Biserta dove incrociò una formazione inglese, le cui due navi da
battaglia attendevano con i cannoni carichi e puntati per tema di sorprese
dell'ultimo momento; la formazione si trovò negli ancoraggi di Malta
il mattino dell'11.
Nel frattempo l'Il Attilio Regolo ed i 3 Ct con i naufraghi della Roma,
rimasti privi di comunicazioni radio con la squadra raggiunsero le Baleari,
seguiti da 3 Tp di cui due si portarono poi al largo innescando le cariche
e scomparendo con le bandiere al picco.
Il 13 arrivò da Pola la Nb Giulio Cesare dopo che a Taranto
già occupata dagli inglesi aveva sbarcato alcuni ufficiali e sottufficiali
responsabili di un tentativo di impadronirsi dell'unità per portarla
indietro od affondarla.
A Malta il comando delle Forze Navali venne assunto dall'Ammiraglio
Da Zara più anziano nel grado, giunto con le Nb Duilio, Doria e
le navi presenti a Taranto.
Le clausole armistiziali prevedevano il mantenimento della bandiera
e per il fermo atteggiamento di Da Zara furono ritirati dalle navi i picchietti
di marinai inglesi, mentre in base alle prescrizioni per il disarmo e la
messa sotto controllo delle navi, vennero in parte rimossi gli otturatori
dei cannoni e sbarcati acciarini, inneschi e cariche di distruzione.
Ancora più dure ed avvilenti sarebbero state le condizioni imposte
durante i successivi periodi di sosta forzata ad Alessandria e nei Laghi
Amari del Canale di Suez.
**************
Riguardando gli avvenimenti del settembre 1943 risulta evidente che
il sacrificio di tante vite umane in una battagli al largo di Salerno,
eticamente doveroso in un momento di invasione del territorio nazionale,
non sarebbe stato giustificato in alcun modo dagli eventi successivi, non
certo per il peso che alla flotta poteva essere dato sul tavolo delle trattative
quanto perché è difficile dire perché e per chi dovesse
esser compiuto, nel crollo generale di valori a bordo ancora sentiti.
Il prezzo richiesto dalla Storia per arricchire il patrimonio morale
della Nazione doveva e poteva essere l'autoaffondamento. Immediato o successivo
all'internamento in un porto sotto la tutela di un paese neutrale, da far
pesare o attuare quando con il "diktat" di Parigi alla Marina si riserbò
un trattamento in contrasto agli impegni iniziali.
Le premesse sulla sorte della flotta non mancarono: al "gentleman-agreement"
del settembre 1943 vennero aggiunti unilateralmente emendamenti che posero
l'attività delle navi sotto il più rigido ed incondizionato
controllo, per come lo stesso De Courten ebbe a denunciare fermamente;
e nel novembre dello stesso anno gli alleati occidentali accettarono la
spartizione della flotta italiana richiesta dalla Russia, preannunciandola
nel marzo 1944 per poi smentirla. La spartizione venne quindi solo rinviata
nell'interesse dei vincitori, per utilizzare le navi in compiti secondari
spacciati poi per contributi alla causa alleata nello spiriti della cobelligenza.
Il porre le navi sotto la tutela delle armi alleate, o la "resa", nelle
memorie dell'Ammiraglio Cunningham, anche evidenziò il senso di
disciplina e del dovere della Marina, non apportò nella realtà
alcun concreto aiuto agli interessi della nazione contrariamente a quanto
si è sempre voluto far credere, presentando con sottili disquisizioni,
o meglio giustificazioni, l'autoaffondamento come comodo e più semplice.
Della inutilità del sacrificio richiesto, della violenza fatta
sulla coscienza dei combattenti, si era reso conto tra i tanti il C.F.
Fecia di Cossato che attuò una ferma azione di protesta a cui seguirono
l'arresto in fortezza, i tumulti degli equipaggi per la sua liberazione,
la tragica cosciente scelta.
**************
Sembra ormai certo che la sorte della flotta non fù così
semplicisticamente legata alle vicende contingenti dell'armistizio ma ad
un disegno ben più remoto che fece da scenario a tutta la guerra:
esisteva cioè un "contatto", documentato da recenti ricerche negli
archivi londinesi del Public Rekord Office e verosimilmente collegati ad
un "canale svedese", mediante il quale sin dalla fine del 1940 l'Ammiragliato
inglese accertò la disponibilità di alcuni ufficiali di marina
italiana a tutti i livelli, a "cambiare campo" in un prossimo futuro unitamente
all'impegno di scongiurare quello che per gli inglesi era il maggior timore,
la cessione o la caduta della flotta italiana in mano tedesca.
Nel mentre nell'impossibilità pratica, come valido segno di
buona volontà, di trasferire o "vendere" subito qualche unità
agli alleati, si stimava sufficiente l'attenuazione o la limitazione dell'impiego
della Marina in appoggio alle operazioni tedesche.
Con queste conoscenze si potrà con più attenzione, soffermarsi
sul testo dell'articolo 16 del Trattato di Pace e rileggere numerose pagine
di libri degli anni '50 alcuni dei quali posti all'indice ed uno, pubblicato
negli Stati Uniti da un ammiraglio italiano, stranamente mai tradotto da
noi.
Se l'ulteriore ricerca in atto aggiungerà altri documenti e
prove, non saremo più di fronte ai dubbi di un processo indiziario
ma al crollo definitivo delle argomentazioni con cui per oltre trent'anni
si è cercato di stravolgere la reale storia della guerra in Mediterraneo.
Così come non è più lecito portare come scusanti la
rinuncia alla presa di Malta o la mancanza di portaerei, radar e nafta,
per limitarci agli argomenti più usati, dinanzi alla documentazione
del Public Rekord Office è intuitivo pensare che tutta la guerra
della Marina debba essere riscritta, con il riesame degli indirizzi nella
condotta caratterizzati degli indugi, remore ed inerzie da tanti allora
non compresi; e che debba essere posta nella giusta luce l'importanza che
gli inglesi sempre attribuirono alla flotta italiana, i tentativi da essi
attuati non tanto per distruggerla in mare quanto in un attacco a sorpresa,
vedi la "notte di Taranto", per impedire che venisse impiegata da noi e
nella peggiore delle ipotesi dai tedeschi ben diversamente, ovvero per
neutralizzarla in attesa che cadesse in loro mani con un'abile strategia
di "intelligence".
La storia inglese ha sempre visto l'impiego di questi spregiudicati
e perché no, validi mezzi per conservare la supremazia sui mari,
da Mers el Kebir nel 1940 o andando a ritroso, a Copenaghen nel 1807, azioni
entrambe di annientamento di flotte di paesi amici o neutrali perché
non cadessero in mani giudicate più pericolose.
E' quindi ipotizzabile che l'autoaffondamento sarebbe stato "de facto"
accettato in quanto in linea con l'onore militare e la tradizione navale,
ma principalmente perché coincidente con uno degli scopi perseguiti.
Si sarebbe così evitato di vedere una generazione di combattenti
lacerata, le volate dei cannoni tagliate con la fiamma ossidrica, le turbine
scoperchiate e smantellate a colpi di mazza, di cedere dolorosamente unità
alle marine vincitrici, di conoscere le espressioni di sarcasmo e di disprezzo
di cui fummo abbondantemente gratificati nelle memorie dei Protagonisti,
prima o poi tutti nemici.
**************
Il Montecuccoli con la 7^ Divisione Eugenio (Amm. Div. Oliva) ed Aosta
lasciò La Spezia alle 02,40 del 9, prendendo posizione ultimo nella
linea di fila delle tre unità, parallela all'8^ Div., Abruzzi (Amm.
Div. Biancheri), Garibaldi e Regolo, proveniente da Genova; seguivano in
linea di fila centrale le tre navi da battaglia della 9^ Div., ai lati
8 Ct ed in testa la Tp Libra. Alle 08,40 raggiunsero la formazione altre
3 Tp ed alle 14,24 quando venne invertita la rotta le navi da battaglia
si trovarono nel mezzo tra i Ct e gli incr. in coda. Alle 15,37 i Montecuccoli
aprì il tiro contraereo contro gli aerei tedeschi attaccanti, continuando
poi quando necessario sino alle 19,19.
Durante la notte la navigazione proseguì senza particolari avvistamenti
ed incidenti; alle 07,00 del 10 comparve in cielo un ricognitore britannico
e si alzò a riva il "pennello nero" dopo circa un'ora e mezzo una
formazione di 2 Nb e 5 Ct alleati si defilò all'orizzonte. Dopo
le segnalazioni di rito, in unica formazione tutte le navi diressero per
Malta ed in prossimità dell'isola il Montecuccoli uscì di
formazione seguendo per contromarcia l'Abruzzi per andare alla fonda alle
10,45 dell'11 nella Baia di S. Paolo.
Dopo qualche giorno si rese necessario decongestionare gli approdi
dell'isola ed il 14 alle 08,40 mosse per Alessandria in linea di fila con
2 Nb inglesi, l'Italia (ex. Littorio), il Vittorio Veneto, l'Eguenio, l'Aosta,
il Cadorna, 4 Ct; imbarcato il 16 mattina un ufficiale inglese come pilota,
attraversò le ostruzioni esterne del porto dirigendo attraverso
il passo grande per la zona di mare prospiciente l'aeroporto di Alì
el Dikeili, dando fondo alla 10,30.
La sosta forzata durò un mese; come su ogni unità fu
messo un picchetto inglese armato, vennero asportati gli otturatori e resi
inutilizzabili gli apparati radio cosicché fu impossibile comunicare
con le altre navi o ricevere notizie dall'Italia; i comandanti e gli ufficiali
si sforzarono di rendere meno duro con spettacoli improvvisati e gare sportive
un periodo caratterizzato da continue proibizioni e provocazioni e più
volte avvennero incidenti e tumulti. Qualcuno riuscì con mezzi di
fortuna a riattivare alcuni apparecchi radio, captando notizie dalla Patria
e divulgandole in qualche modo da nave a nave.
ATTIVITA' DURANTE LA COBELLIGERANZA - OTTOBRE-DICEMBRE 1943
Dopo che il 23 settembre a Taranto gli Ammiragli De Courten e Cunningham
firmarono il "gentleman-agreement", per gli incrociatori italiani nell'ambito
delle condizioni che regolarono l'incondizionata disponibilità delle
unità da guerra e mercantili italiane alle esigenze dello sforzo
alleato, era previsto il mantenimento in servizio di una divisione su quattro
unità, mentre i restanti cinque dovevano essere posti in riserva
come le navi da battaglia, ma con un maggior grado di approntamento per
essere rimessi in servizio se necessario.
Il 13 ottobre iniziò il periodo della cosiddetta "cobelligeranza"
con la dichiarazione di guerra del governo italiano del Sud alla Germania
per cui le navi rimaste a Malta rientrarono nei porti nazionali; anche
per le unità di Alessandria venne il momento del rimpatrio, non
per tutte però perché Vittorio Veneto ed Italia il 18 diressero
per i Laghi Amari. Il Montecuccoli il 16 alle 14,25 con le rimanenti unità,
imbarcata buona parte degli equipaggi delle Nb, lasciò l'Egitto
arrivando a Taranto alle 16,30 del 18.
Il 27 salpò da Palermo, unitamente ad Abruzzi (Amm. Div. Biancheri),
Aosta ed Eugenio; dopo una serie di esercitazioni di evoluzioni e tiri
contro bersagli alla deriva l'Eugenio diresse per Porto Said, i primi due
proseguirono per Gibilterra, prima tappa del trasferimento a Freetown,
base inglese nella Sierra Leone. Inizialmente anche il Montecuccoli era
stato destinato a partecipare a crociere per la caccia a navi corsare tedesche,
ma si decise poi per l'invio di due sole unità.
Da Palermo, il 6 novembre raggiunse Cagliari: iniziò così
un ciclo di continui trasferimenti tra i due porti per il trasporto dalla
Sardegna alla Sicilia della divisione di fanteria "Sabaudia", che si concluse
il 22 dicembre.
GENNAIO-DICEMBRE 1944
L'anno inziò con il trasferimento da Palermo a Napoli di 900
militari alleati per esigenze di carattere operativo sul fronte della 5^
Armata U.S.A. ed il rientro di nostri prigionieri da Biserta in due missioni
in febbraio e marzo; tranne una sosta di 24 giorni tra maggio e giugno
a Cagliari; per riparare i danni da incendio causati dalla rottura di una
flangia della tubolatura dei nebbiogeni, ed un periodo di lavori a Taranto
dal 29 giugno all'8 settembre, il Montecuccoli percorse ininterrottamente
le rotte tra Napoli e Cagliari per trasporto di truppe e materiali. Era
un'attività stressante e cadde nel vuoto l'esigenza di esercitazioni
prospettata dall'Amm. Oliva per tentare di sollevare il morale di ufficiali
ed equipaggi.
Si può leggere in una lettera inviata dall'Amm. Morgan a De
Courten il 27 agosto un "riconoscimento" al contributo delle navi italiane
allo sforzo bellico alleato, con un citazione per il Montecuccoli che "…..negli
ultimi nove mesi ha trasportato 30.000 uomini con oltre 27.000 miglia complessive
di navigazione, pari ad una volta ed un quarto il giro del mondo all'Equatore".
Nell'aprile intanto secondo un programma di riorganizzazione delle
FF.NN. concertato con gli alleati la 7^ e l'8^ Divisione vennero assorbite
in un Comando Superiore Incrociatori retto dall'Amm. Oliva sino al 17 agosto
e poi dall'Amm. Ferreri.
Notevole importanza aveva riacquistato frattanto il porto di Napoli;
alle metodiche distruzioni delle attrezzature ed agli affondamenti di navi
e carri ferroviari attuati dai tedeschi in ritirata alla fine del settembre
1943, seguirono le immediate operazioni di recupero di americani ed inglesi
che già alla fine di ottobre avevano portatao a galla 59 navi sulle
otre 200 individuate; nel marzo 1944 il volume dei rifornimenti sbarcati
toccò la notevole cifra di 744,000 tonnellate.
Presso la Calata Porta di Massa lungo la fiancata emergente dell'Attendolo
era stato posto un lungo pontile su cui transitavano le truppe delle unità
che si affiancavano ormeggiandosi.
In un promemoria di Supermarina del 14 gennaio 1943 sugli orientamenti
circa lo sviluppo delle costruzioni navali si prevedeva il recupero ed
il riallestimento dell'unità per la primavera del 1944; alla data
dell'armistizio erano già iniziati i lavori per raddrizzarlo.
GENNAIO-MAGGIO 1945
Negli ultimi mesi di cobelligeranza per il Montecuccoli seguirono le
continue navigazioni tra Cagliari, Messina, Palermo, Napoli, Catania, Augusta,
Ustica, La Maddalena, Biserta per trasporto di truppe, prigionieri, civili,
profughi, non meglio identificati "ribelli" detenuti comuni o disertori
certamente, materiali.
Il 5 febbraio per il traffico caotico nel porto di Palermo, anche se
le norme generali in tempo di guerra prevedevano la precedenza per le navi
in ingresso, entrò in collisione alle 15,30 con l'LCT 125 americano,
mentre iniziava un trasporto di detenuti ad Ustica. Riportò uno
strappamento da sinistra a destra del dritto di prora di circa due metri
all'altezza del galleggiamento.
Il rientro definitivo a Taranto fu dell'8 maggio.
DATI STATISTICI DEL PERIODO BELLICO
L'attività delle due unità nel periodo 10 giugno 1940
- 8 settembre 1943 (Attendolo, 4 dicembre 1942) può così
riassumersi:
|
MONTECUCCOLI |
ATTENDOLO |
| Ricerca nemico |
16 |
6 |
| Bombardamenti contro costa |
1 |
- |
| Posa mine |
3 |
7 |
| Trasporto personale e materiali |
1 |
1 |
| Protezione traffico |
11 |
13 |
| Trasferimenti |
22 |
20 |
| Missioni varie |
2 |
2 |
| Esercitazioni |
14 |
4 |
| TOTALE |
70 |
53 |
| Miglia percorse |
29.957 |
29.061 |
Per percorrenza tra gli incrociatori risultarono secondo e terzo dopo il
Duca d'Aosta. Nel periodo 8 settembre 1943 - 8 maggio, l'attività
del Montecuccoli vide:
| Esercitazioni |
4 |
| Trasporto truppe e materiali nazionali |
76 |
| Trasporto truppe e materiali alleati |
6 |
| Trasferimenti |
65
|
| TOTALE |
151
|
| Miglia percorse |
48.943 |
ATTIVITA' NEL DOPOGUERRA
Il Montecuccoli fu uno dei quattro incrociatori lasciati alla Marina
in seguito al Trattato di Pace; gli altri cinque, poi quattro, dovettero
essere ceduti in conto riparazioni danni di guerra.
Durante il 1946 rimpatriò prigionieri italiani da Porto
Said, Philippeville, Algeri ed Orano; dal 1947 al 1949 riprese l'attività
di squadra.
Designata nave-scuola per gli allievi dell'Accademia navale e ricavati
a bordo alcuni locali didattici e ricettivi inizio dall'estate 1949 le
campagne di istruzione estiva, sia in mediterraneo che spingendosi a Santa
Cruz de Tenerife nel 1951 ed a Londra nel 1952.
Raggiunge quindi La Spezia dove in Arsenale grandi lavori di trasformazione
e rimodernamento, che si conclusero nel giugno 1954, lo resero più
idoneo al compito di nave-scuola. Sino al 1963 alternò ad attività
di squadra compagne di istruzione, nel Mediterraneo e sino a Copenaghen
(1955), Montreal, Boston e Filadelfia (1958), Helsinky (1961); compì
il periplo del continente africano nel 1963, ultima tappa di una lunghissima
attività in pace ed in guerra.
La più memorabile campagna di istruzione rimase la circumnavigazione
del mondo, dal 1° settembre 1956 al 1° marzo 1957, inizialmente
non prevista e resa obbligatoria nel ritorno dall'Australia a causa della
crisi del Canale di Suez.
La sera del 31 maggio 1964 a Taranto venne ammainata per l'ultima volta
la bandiera e con il 1° giugno il Montecuccoli dopo ventinove anni
fu cancellato dal Quadro del Naviglio Militare dello Stato. Rimorchiato
a La Spezia, nel 1972 passò alla demolizione.
L'Attendolo ufficialmente radiato il 18 ottobre 1946 e tre anni dopo
recuperato rimase qualche tempo in attesa che se ne decidesse la sorte.
In considerazione delle buone condizioni dello scafo anche dopo la lunga
permanenza sott'acqua, se ne studiò una ricostruzione come incrociatore
antiaereo. Decaduto il progetto passò alla demolizione
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