| THE ODD COMPANY |
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MAESTRO D'ASCIA SCOZZESE |
La tecnica di costruzione di questa imbarcazione è radicalmente
differente da quanto siamo abituati a vedere lungo le rive del mediterraneo
ed in buona parte del mondo. Abitualmente la costruzione avviene tramite
la creazione di uno scheletro formato dalle ordinate sul quale viene poi
posato il fasciame. Questa tecnica, ampiamente diffusa, trae le sue origini
dal "garbo" del quale si parla ampiamente nel "maestri d'ascia siciliani".
In essa la rigida struttura che si detremina si contrappone energicamente
alla forza del mare. Galeoni, corazzate, imbarcazioni antiche e moderne
di ogni genere ad essa si rifanno.
Il concetto costruttivo di opposizione alla forza del mare viene qui
completamente ribaltato, l'imbarcazione asseconda il moto ondoso e non
vi si contrappone. Le origini di questo criterio risalgono ai Vichinghi,
popolo sulle cui attitudini marinare nessuno dubita. Le loro imbarcazioni
non prevedevano ordinate ma lunghi corsi di fiancata i quali permettevano
un movimento di torsione dell'imbarcazione in grado di assorbire le forze
generate dal moto ondoso. Le enormi distanze raggiunte dalle navi vichinghe
sono riconducibili a tali imbarcazioni, che meno facilmente andavano incontro
a cedimenti, d'attribuirsi proprio al contenimento dell'azione oppositiva
al mare determinata dal criterio strutturale.
Il maestro d'ascia, che per sua precisa volontà desidera essere
nominato come The Odd Company e non con il suo nome di battesimo è
nativo della Scozia, laureato in Architettura Navale, consulente di alcuni
musei esteri, membro di alcune spedizioni tecnico-scientifiche etc.., dichiara
un particolare interesse per quanto concerne lo studio di nuovi materiali
e l'applicazione di questi in campo nautico. Completamente al di fuori
di quelli che sono i comuni schemi costruttivi, su quali muove diverse
e fondate critiche, sviluppa, riprendendolo, il concetto strutturale delle
navi vichinghe applicandovi nuovi materiali. Il risultato si riflette in
una sostanziale diminuzione dei pesi con incrementi della resistenza, sul
miglioramento del rapporto velocità/Hp, sul crollo dei costi di
realizzazione, dei costi e della frequenza della manutenzione. |
| Queste tre immagini si riferiscono ad un'imbarcazione già ultimata
dal maestro d'ascia che raggiunge un peso complessivo di 60 Kg, di cui
20 Kg si devono al peso della deriva. Con l'usuale tecnica ad ordinate
e fasciame il peso sarebbe stato di alcune volte superiore. |
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Lo scafo si presenterà spigolato e delle dime, tenute in posizione
da delle strisce di compensato, rappresentano l'appoggio sul quale si costruirà
la barca.
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| The Odd Company s'intrattiene volentieri con chiunque si mostri interessato
alla costruzione spiegando come esista fra progettare edifici ed il progettare
barche una sostanziale differenza: l'architetto che disegna un edificio
fonda la sua opera sulla terra, l'elemento solido per eccelenza. In essa
la costruzione si radica andando a cercare con le sue strutture un solido
ancoraggio nel terreno o nella roccia. Permanenza ed immobilità
sono i segni distintivi di ogni elemento della costruzione: a colonne,
travi, muri viene richiesto di sopportare carichi, reggere spinte, resistere
a forze destabilizzanti. Il cemento viene persino "armato", come si dice
con termine significativo, |
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| per aumentarne la solidità e renderlo più
atto a vincere le forze ostili con cui deve confrontarsi. La barca non
ha fondazioni solide, si regge sull'acqua, elemento mobile, per sua natura
transitorio e precario, assecondandone gli incostanti umori. Trae dal vento
che soffia sulle vele la forza che la muove. Acqua e aria, che possono
minare la stabilità e solidità di un edificio e sono per
esso elementi ostili da contrastare e combattere, sono per la barca gli
elementi vitali, le ragioni stesse del suo esistere. La differenza non
è di poco peso e non concerne solo gli aspetti tecnici, sottointende
una diversa attitudine mentale e spirituale. L'elemento "terra", che orienta
verso il lavoro dell'architetto, è da sempre collegato ad un'idea
originaria d'immobilità, di sicurezza, di continuità. Alla
terra dobbiamo il soddisfacimento delle primarie necessità della
vita materiale: i suoi frutti ci nutrono, la casa edificata su di essa
ci protegge, in essa infine trovano il riposo ultimo ed eterno le nostre
spoglie mortali. Acqua ed aria, per contro, sono elemanti instabili, difficilmente
contenibili, scorono, fluiscono, sfuggono. Sono facile metafora del viaggio
e del cambiamento. Se alla terra si collegano i bisogni materiali, all'acqua
e all'aria fanno riferimento le avventure e le esplrazioni della mente
e dll'anima. Se architettura e scultura sono, fra le arti, quelle che meglio
esprimono i valori della solidità, alla munsica si collegano quelli
della fluidità. Il progettista di barche deve quindi, per certi
aspetti, essere più musicista che architetto. Gli elementi fluidi,
così definiti in opposizione ai solidi come la terra o la roccia,
sono i suoi amici, verso i quali egli dovrà sviluppare un'intima
familiarità, fino a sentirsi in piena sintonia con le loro manifestazioni.
Essi diventeranno, per così dire, i suoi più preziosi e fidati
collaboratori. Sono il mare ed il vento a disegnare le linee di un nuovo
scafo, le forme di una vela. Al progettista spetta il compito d'interpretare
e tradurre in segni visibili quanto da loro suggerito. |
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La costruzione inizia con la posa della ruota di prua e di poppa. Sono
queste composte di strati sovrapposti ed incollati si da formare una struttura
lamellare che garantisce indeformabilità e grande resistenza. |
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| La parziale sovrapposizione dei corsi dello scafo crea dei punti di
notevole resistenza. Il legame avviene senza chiodature ed è di
tipo chimico, tramite collante epossidico mescolato a fibre di carbonio,
che crea nei punti d'unione una sorta di longherone di enorme resitenza.
Si tenga inoltre conto che tale collante ha una resistenza di diverse centinaia
di chilogrammi per centimentro quadrato. |
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| Lo scafo viene realizzato in compensato a tre strati, scelta assolutamente
non casuale, trattato con la tecnica del "compensato armato" ampiamente
descritta nella SEZIONE DIDATTICA alla quale si rimanda. E' proprio la
nuova tecnoligia del "compensato armato" con longheroni in epossidica e
fibra di carbonio che consente il recupero della metodolgia costruttiva
vichinga applicata a nuovi materiali. La completa assenza di chiodature
è un indiscutibile vantaggio, impedendo infiltrazioni all'interno
del legno, infiltrazioni già comunque impedite nel compensato armato. |
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| Non viene usata per la verniciatura un flatting ma colla epossidica.
Questa, a differenza della vernice, essendo un collante, non tende nel
tempo a distaccarsi esfoliando per cui le operazioni di ordinaria manutenzione
vengono, se non del tutto eliminate, ritardate di molti anni. In tale occasione
potrebbe poi essere sufficente provvedere al ritocco solo di alcuni punti
in cui si sono avuti degli urti di una certa consistenza. La chiglia viene
protetta da un listello in alluminio. |
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L'alloggio per la deriva, i sedili, il paiolato, il ricovero di poppa
e di prua sono elementi strutturali che si oppongono alle spinte esercitate
dall'acqua verso l'interno. La verniciatura chiara all'interno dello scafo
ha solo finalità estetiche. La vernice aderisce molto bene sulla
base dell'epossidica.
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| Le vele sono state realizzate dalla consorte del maestro d'ascia, persona
gradevolissima, esattamente come The Odd Company al quale va un sentito
ringraziamento per i suoi insegnamenti che sono stati trasferiti, in termini
modellistici, nel modello "Rapallo" ed in quelli che verranno. |
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